Messina, all’Università convegno di studi sul testamento biologico

MESSINA  – Inizia con una riflessione di carattere medico la seconda giornata del convegno sul testamento biologico nell’aula magna dell’Università di Messina.
“Aspetti scientifici e dilemmi etici nella sindrome della veglia responsiva e nello stato di minima coscienza”, è questo il tema che Gian Luigi Gigli, dell’Università di Udine, avrebbe dovuto affrontare ieri nella sessione dedicata alla medicina, ma che per problemi logistici è stato analizzato oggi. Un’occasione per approfondire alcuni temi fondamentali già messi in risalto durante la prima sessione, ha detto il prof. Cotroneo, che ha coordinato gli interventi.
Una relazione, quella del dott. Gigli, che ha posto numerosi interrogativi; quesiti di carattere scientifico a cui ancora la medicina non sa rispondere. Qual è l’elaborazione mentale che una persona in stato vegetativo permanente produce nel momento in cui alterna il sogno e la veglia? O quali sono gli aspetti emozionali della sete e del dolore? Non siamo in grado di escludere nulla di tutto ciò – ha evidenziato Gigli –; il cervello, infatti, non è quell’organo statico che per lungo tempo la formazione medica tradizionale ha fatto credere, al contrario ci sono moltissimi aspetti che vanno considerati e che potrebbero ribaltare quelle tesi fin ora considerate assodate. Tante le credenze da sfatare, molte delle quali alimentate dai media e dalla collettività, come quella che fa pensare alla persona in stato vegetativo come un vegetale. Non è così – sostiene Gigli – stato vegetativo in medicina significa mantenimento delle funzioni vegetative: respirazione, frequenza cardiaca, pressione, diuresi; allo stesso modo non si può utilizzare l’espressione “terminale” per questo tipo di pazienti, in quanto con tale termine si intende un’altra cosa.
Tutte considerazioni – ha osservato il medico – che inducono a prospettare anche un cambiamento nella terminologia fin ora utilizzata per la sindrome dello stato vegetativo; da qui le due proposte: sindrome da disconnessione cognitiva e sindrome della veglia non responsiva.
Sono studiosi appartenenti per lo più al filone cattolico, quelli intervenuti al convegno; una scelta coraggiosa della prof. Gensabella che l’ha organizzato – ha detto il prof. Cotroneo introducendo la prof. Paola Ricci Sindoni, dell’Università di Messina e il prof. Carmelo Vigna, dell’Università di Venezia – ma produttiva per incrementare il confronto e il dialogo.
La prof. Ricci ha subito focalizzato l’attenzione sul profilo bioetico del testamento biologico e delle problematiche ad esso connesse. Qual è il valore della dignità umana e quale il significato che dobbiamo attribuire a questa parola? Dignità come unicità dell’essere umano e al tempo stesso non commerciabilità di esso; oggi si parla sempre più di dignità in termini di qualità della vita, ma è la dignità stessa che conferisce qualità alla vita.
Una parola “dignità” che introduce molti scenari dal punto di vista filosofico; per il prof. Vigna dignità equivale a libertà, ma anche a scopo perché bisogna considerare la grandezza dell’essere umano come essere libero e, nel contempo, la grandezza che esso ha nella capacità di produrre finalità e scopi. Non possiamo valutare la dignità solo in senso generale, ma una dignità che abbia – in quanto libertà – rispetto di ognuno di noi dentro una comunità.
In ogni modo persiste sempre la sacralità della libertà umana, pertanto se il paziente vuole andarsene, deve essere lasciato libero di morire.
Nel pomeriggio la parte giuridica del convegno con gli interventi – coordinati dal prof. Antonio Ruggeri – della prof. Lucia Risicato, dell’Università di Messina, su “Autodeterminazione del paziente e responsabilità penale del medico nel d.d.l. sulle direttive anticipate di trattamento”, e di Giuseppe Verde, dell’Università di Palermo, su “Testamento biologico e valori costituzionali”.

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