A Scaletta proseguono le ricerche dei sei dispersi, si scava tra pioggia e fango

Carmelo Caspanello

MESSINA – L’apprensione è alta nelle borgate e nei villaggi tra Giampilieri e Scaletta, nei luoghi colpiti dall’alluvione assassina del primo ottobre. Le nuvole nere e gonfie d’acqua fanno paura. Chi è rimasto  in questi territori spettrali e non è stato evacuato sa dell’allerta meteo, dell’avviso firmato dal sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, con il quale, per la possibilità di temporali, ha dichiarato lo stato di preallarme. E consigliato, a quanti sono rimasti nelle aree a rischio, di raggruppare gli effetti personali più importanti che potranno servire in caso di evacuazione. Pioviggina per l’intera giornata. Non si odono tuoni e non vi sono saette, quando cala il buio, a squarciare il cielo come quel giovedì di distruzione e morte. Ma da queste parti anche una pioggia leggera fa paura. Le operazioni nelle aree del disastro a sud della città vanno a rilento per la pioggia. Le borgate evacuate sono deserte. A Giampilieri e Guidomandri superiore regna un silenzio surreale. Procedono senza sosta, invece, le ricerche dei dispersi. Sei in tutto, dei quali cinque a Scaletta Zanclea ed uno a Messina (Altolia). Una ricerca senza fine. In contrada Foraggine, a Scaletta, le unità cinofile segnalano la possibile presenza di un corpo. Si scava. “Qui – ripete la gente – ci dovrebbe essere Alessandro Sturiale”. E’ il giovane di 23 anni che ha perso la vita insieme al fratello Onofrio, quattro anni più grande, i cui resti sono stati ritrovati in mezzo al fango. In quella stessa zona sono stati trascinati e risucchiati dai detriti il macellaio Santi Bellomo di 70 anni e la 28enne Ketty De Francesco. Siamo nel quartiere che fu del principe Ruffo. Guardando verso la montagna dalla quale si è scatenato l’inferno di acqua, terra e fango balzano agli occhi le rovine dell’Istituto S. Ludovico e del signorile palazzo appartenuto al nobile, cancellati dalla furia della calamità. Anche la chiesetta di Divieto che lo stesso Ruffo fece costruire nel 1600 è stata divorata dalla melma. Completano la lista dei dispersi Carmela Cacciola, Carmelo Ricciardello e Bartolo Sciliberto (di Altolia). Il corpo di una donna, invece, è ancora senza nome. I Ris hanno eseguito il Dna, che non è compatibile con quello dei parenti dei dispersi. 

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