Scaletta Zanclea. Cinque carabinieri i primi a raggiungere l’inferno di acqua e fango. Hanno salvato alcune persone e recuperato la prima vittima

SCALETTA ZANCLEA – Di atti d’eroismo e d’altruismo nella tragedia che ha colpito Scaletta Zanclea e alcuni villaggi a sud di Messina, tra cui Giampilieri Superiore, in questi giorni sono piene le cronache. Giustamente. E tra questi racconti, una menzione meritano i carabinieri, un lavoro il loro lontano dai riflettori della ribalta, dalle telecamere. E in quell’inferno di acqua e fango, ad arrivare per primi sono stati appunto i militari dell’Arma, che hanno recuperato dai detriti la prima vittima in contrada Foraggine, la zona più devastata di Scaletta. Cinque carabinieri, tre di Alì Terme e due di Scaletta tra mille difficoltà e sotto una pioggia battente si sono avventurati, al buio, sfidando la bomba d’ acqua, che continuava a scaricare la sua inaudita furia.
I carabinieri, marescialli Salvatore Garufi e Ferrarotto e il brigadiere Ceravolo della caserma di Alì Terme, prima di giungere sul luogo della tragedia erano riusciti a salvare a Capo Alì, in contrada Graci, degli automobilisti rimasti intrappolati negli abitacoli. Poi i militari si sono diretti verso Scaletta, dove a dare man forte, sono intervenuti due loro colleghi della locale caserma. E quando sono arrivati nella zona del torrente Foraggine non hanno esitato ad aggirare quel muro di massi e fango arrampicandosi sul muro a protezione della ferrovia.
I cinque carabinieri hanno poi scalato le macerie alla luce di una torcia, sfidando la montagna che non cessava di scaricare materiale verso valle. Momenti di alta tensione, paura. Ma ciò non ha impedito loro ad iniziare, assieme ad alcuni abitanti di Scaletta, una ricognizione della zona per dare aiuto a tanta gente terrorizzata, disperata. E nel prestare gli aiuti ai sopravvissuti, i cinque carabinieri hanno trovato semisommerso il primo morto. Scavando con le mani sono riusciti a tirarlo fuori. Erano già trascorse alcune ore ma in quell’inferno non era ancora arrivato nessuno. Sono stati i carabinieri a lanciare l’allarme, descrivendo lo scenario di distruzione e morte. E da quel momento in poi c’è stata la mobilitazione generale.

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