Messina. La devastante alluvione rischia adesso di provocare danni soprattutto sulla salute mentale di bambini e anziani

MESSINA – L’alluvione che ha spazzato via case e palazzi, portando con sé anche decine di vite umane, rischia di provocare danni significativi sulla salute mentale di chi ne è rimasto coinvolto. Gli esperti italiani, riuniti a Roma dall’11 al 15 ottobre per il XLV congresso della società italiana di psichiatria, prevedono infatti che fra i cittadini colpiti dall’alluvione del primo ottobre scorso, come fra le persone coinvolte dal terremoto a L’Aquila, tre su dieci andranno incontro al cosiddetto disturbo post-traumatico da stress entro 3-6 mesi, sei su dieci manifesteranno segni di disagio psicologico. In agguato anche la depressione vera e propria: secondo gli psichiatri, nell’arco di uno o due anni potrà colpire in grado lieve il 35 per cento dei sopravvissuti al disastro, mentre circa il 15 per cento delle persone coinvolte potrà sviluppare una patologia depressiva grave e poco meno del 10 per cento una depressione cronica. “I soggetti più a rischio dopo un disastro naturale sono coloro che già in passato avevano sofferto problematiche psicologiche e tutti quelli che hanno subito un forte impatto, ad esempio perché hanno perso i propri cari o non hanno più una casa – spiega Alberto Siracusano, presidente della società italiana di psichiatria e direttore del dipartimento di neuroscienze del policlinico Tor Vergata di Roma -. Anche i più piccoli sono particolarmente a rischio di un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress. Nei bambini che non presentano una sindrome vera e propria il disagio può comunque manifestarsi in modo più sfumato (incubi, insonnia, mal di testa): non dobbiamo però credere per questo che siano al riparo da conseguenze negative, perché sappiamo che chi è stato esposto a eventi traumatici nell’infanzia per il resto della vita avrà una maggiore vulnerabilità a situazioni emozionali e sarà più esposto allo sviluppo di disturbi neuropsichiatrici come ad esempio un disturbo da deficit dell’attenzione infantile che può trasformarsi in età adulta in un disturbo del controllo degli impulsi”.
Occorre personale preparato -viene sottolineato dagli esperti –  che sappia capire i segnali di sofferenza e sia in grado di interagire alle persone per portarle a far emergere i problemi e la voglia di risolverli . Fondamentale è non lasciare solo chi subisce questo tipo di traumi: com’è successo in Abruzzo, dove l’azione è stata efficace e tempestiva: da subito è importante creare incontri, costruire relazioni tra le persone e, operare attraverso interventi di gruppo per indicare a ciascuno le strategie giuste per stare meglio.

Leave a Response