Taormina capitale del turismo “mordi e fuggi”?

Giuseppe Monaco

TAORMINA – Taormina sta cambiando volto. Da località turistica di “prima scelta”, si sta trasformando in qualcosa di molto diverso: adesso va di moda la vacanza mordi e fuggi. E’ questa la shoccante (ma forse tardiva) affermazione lanciata dall’Azienda Soggiorno e Turismo. Il dirigente dell’Assessorato regionale al Turismo e direttore dell’AAST, Antonio Belcuore, su quest’ argomento, ha rilasciato un’interessante dichiarazione che è destinata a creare un “caldo” dibattito in seno alle forze politiche ed alle associazioni di categoria. “Taormina –ha detto- non deve abbandonare la strada del turismo di qualità. Deve, però, mettere in conto che esiste una strada diversa: quella dei turisti che vengono in città per brevissimi periodi”. Una o due notti ma anche solo per uno spettacolo, una pizza o per visitare i monumenti. La Regione, quindi, registra che la località turistica più famosa, la “Capitale del turismo siciliano” va a due velocità. Intanto la Federalberghi-Confturismo conferma la crisi. Secondo un suo monitoraggio,  il calo nelle strutture alberghiere è del 3,4%. A questi dati va aggiunto, sempre a luglio, un calo del 5,2% di lavoratori occupati. A Taormina, sicuramente, i lavoratori rimasti a spasso sono molti di più.
Dati negativi che si sommano ai risultati dei mesi precedenti che hanno inanellato nell’ordine: -7% di presenze (ed il -4,5% di lavoratori occupati) a gennaio; -10% di presenze (ed il -6% di lavoratori occupati) a febbraio; -14,6% di presenze (ed il -8,6% di lavoratori occupati) a marzo; -3% di presenze (ed il -6,5% di lavoratori occupati) in aprile; -7% di presenze (ed il -2% di lavoratori occupati) a maggio e -10,6% di presenze (ed il -5,8% di lavoratori occupati) a giugno. Pertanto, dall’inizio dell’anno le presenze alberghiere (italiani e stranieri) sono calate da gennaio a luglio del 7,1% e l’occupazione del 5,6%. “A questo punto e con questi risultati – si legge in una nota di Federalberghi – l’annata turistica degli alberghi italiani è da considerare ormai compromessa, anche se agosto dovrebbe far registrare il primo timido segnale di recupero dei flussi turistici. Un’eventualità – conclude Federalberghi – che tuttavia non potrà invertire un trend fortemente negativo, aggravato dalla robusta diminuzione della capacità di spesa dei turisti italiani e stranieri e dal drastico ridimensionamento della durata delle vacanze estive degli italiani, che in un solo biennio è passata dalle 15 notti in media nel 2007 alle 10 notti di quest’anno”.  C’è però chi parla una lingua diversa: “L’estate turistica mostra qualche prevedibile debolezza, ma non sarà una debacle – sottolinea Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe – perché alle ferie estive non si rinuncia, nemmeno in periodo di crisi”. Le nuove tendenze dei turisti si sono però tradotte in termini di fatturato in una perdita di circa 1,2 miliardi di euro per i primi due mesi estivi, pari a un -3,7% rispetto al 2008. Per quanto riguarda le destinazioni, il calo maggiore si registra nelle località di montagna e nei laghi, perdono poco le località di mare, mentre sembrano tenere le città d’arte e i centri minori. La perdita del turismo straniero riguarda maggiormente tedeschi, francesi e olandesi, americani e giapponesi, gli ultimi due penalizzati anche dalla rivalutazione dell’euro. Ma se il “mordi e fuggi” è, ormai da considerare una realtà, resta da capire, adesso come attrezzarsi. Un interrogativo al quale, a Taormina, sono chiamati a dare risposte gli albergatori, i commercianti, gli esercenti e gli amministratori. I quali, almeno in campo nazionale,  parlano in maniera diversa dagli albergatori della Confturismo. Per questo, a tutti appare (o, dovrebbe apparire) interessante prendere in esame un recentissimo studio della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, secondo il quale, se la nuova tendenza fa soffrire chi incentrava gli affari in maniera esclusiva sulla stagione estiva, le microvacanze sembrano favorire il sistema turistico nel suo complesso. L’indagine del centro studi Fipe è basata sulle risposte fornite dai gestori di pubblici esercizi in grado di intercettare qualsiasi forma di turismo. Dall’analisi condotta su riscontri reali e non sulle intenzioni dei vacanzieri,  risulta che per il 60% degli esercenti giugno e soprattutto luglio sono trascorsi sottotono. Tutti, adesso, sperano in un andamento migliore per le settimane di agosto. Per uno su quattro degli esercenti che hanno risposto agli intervistatori della Fipe, poco è cambiato, mentre il 15% degli intervistati ritiene che le cose siano andate perfino meglio. Il quadro si fa meno grigio includendo, nelle valutazioni degli intervistati, anche le aspettative per agosto, mese decisivo per le sorti dell’intera stagione. Dallo studio emerge un dato del tutto interessante: mentre negli alberghi i calcoli sulla crisi si effettuano con numeri a due cifre, per i pubblici esercizi le cose sembrano andare in maniera del tutto diversa. Sulla base delle indicazioni fornite dagli operatori, la stagione estiva 2009 potrebbe chiudersi con una leggera flessione del movimento turistico stimabile in meno di un punto percentuale (-0,8%), ovvero una perdita di 3,6 milioni di presenze. E’ luglio il mese con la flessione più consistente pari a -1,3% mentre agosto pare mantenere le posizioni dell’anno scorso con una flessione marginale (-0,2%).

Leave a Response