Taormina, concerti spaccatimpani al Teatro Greco

                   Giuseppe Monaco
TAORMINA – “Ma quanti decibel vengono prodotti nel corso dei concerti spacca timpani organizzati al Teatro Antico? Chi autorizza certe cose? La responsabilità è del Comune che ha dettato regole per la “emissione per intrattenimenti musicali” o della Soprintendenza che gestisce il monumento e che, quindi, dovrebbe avere a cuore l’incolumità della struttura e l’indennità delle antiche pietre?”. Sono queste alcune delle proteste che, in questi giorni, arrivano in alcuni uffici comunali o si sentono per le strade cittadine. Starebbe per scoppiare, dunque,  l’ennesima querelle che vede come principali protagonisti chi sente di avere a cuore la sorte della città (d’arte?) e dei suoi tesori e chi, invece, pensa che autorizzare un certo tipo di spettacoli è da considerare una lodevole promozione turistica. Sono anni che si va avanti con questi argomenti.  I taorminesi, però, ricordano perfettamente i proclami e le promesse, in campagna elettorale amministrativa, del presidente della Regione. Raffaele Lombardo, poco più di un anno fa, nel cine teatro dei Salesiani disse chiaramente: “Al Teatro solo spettacoli di qualità e a carattere culturale”. I vari sindaci hanno avanzato proteste, hanno minacciato il blocco della strada che porta al Teatro, hanno avviato delicate trattative politico-amministrative per trovare un’intesa. Non è successo nulla: al Teatro Antico si continua ad organizzare di tutto e di più. E, a quanto pare, è aumentato il numero di decibel prodotto durante le esibizioni di cantanti pop e rock. Altro che “selezione” delle richieste. “Possibile che il Comune non abbia voce in capitolo nella gestione di un monumento che ricade nel suo territorio? Sono anni che si parla senza alcuna conclusione. Forse è tempo di passare – dice al telefono uno dei “puristi” – agli esposti e di interessare l’Arpa (l’Agenzia regionale per la valutazione degli inquinamenti di qualsiasi tipo, compreso quello acustico)    la magistratura. E’ di mezzo il pezzo più pregiato del patrimonio artistico taorminese. Se non lo difende la Soprintendenza – continua – qualcuno deve mobilitarsi: il Comune?,  i privati? Fatto sta che il Teatro non può più sopportare certi carichi”. E che quest’ultima osservazione ha una sua validità è dimostrato dalle esose richieste che i responsabili degli uffici regionali di viale Boccetta hanno avanzato al Comune. La Soprintendenza vuole l’intero 30 per cento degli incassi per gli ingressi dei visitatori al monumento, che una legge regionale assegna al comune. I soldi così ottenuti sarebbero destinati alla cura ed alla gestione –fa intendere la proposta- dell’interno del Teatro Antico. In pratica la Soprintendenza vuole qualcosa come 800 mila euro l’anno, a tanto ammonta, mediamente, il 30 per cento sui biglietti d’ingresso. Con questo tipo d’intesa, al comune non andrebbe nemmeno un euro e Palazzo dei Giurati non disporrebbe delle somme necessarie per curare, come legge dice, il resto del patrimonio monumentale e culturale cittadino. La bozza di convenzione sarebbe stata già scritta dagli uffici comunali ma non è stata, ancora, presentata al Consiglio comunale al quale spetta il compito di varare questo tipo di provvedimenti. Le necessità della Soprintendenza dimostrano che l’interno del monumento versa in condizioni di degrado e che la Regione, assessorato ai Beni Culturali, non ha i fondi necessari per curare i resti che rappresentano un pezzo della storia siciliana. Intanto l’assessorato trattiene i fondi incamerati nei primi mesi del 2009. Senza una convenzione e senza l’atto di sottomissione del Comune, a quanto pare, tutto è destinato a restare congelato. Intanto “a carico” del Comune (che deve curare vigilanza, viabilità, pulizia, servizio informazioni, proteste) restano i tanti concerti organizzati con la sola autorizzazione della Soprintendenza, avallata, sicuramente, dall’assessorato regionale ai Beni Culturali ed il rumore (anzi i suoni) che questi producono .

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