Statuto Unione del Nisi, le minoranze insorgono

FIUMEDINISI – I gruppi di minoranza di Fiumedinisi e Alì hanno “bocciato” lo Stauto della costituenda Unione del Nisi. Definiscono “inadeguato” lo schema della Carta fondamentale dell’Ente approvato nei giorni scorsi dai sindaci, dai presidenti dei Consigli e dai capigruppo di maggioranza dei Comuni che ne fanno parte (Alì, Alì Terme, Nizza e Fiumedinisi). Le quattro minoranze, quella bozza, non l’hanno siglata. Gli oppositori di Alì e Fiumedinisi in, una nota congiunta, hanno messo sotto accusa una serie di articoli.  Il documento porta la firma di tutti i componenti i due gruppi di minoranza: quelli di Alì, che hanno delegato Salvatore Di Blasi e quelli di Fiumedinisi (Francesco Repici, Gino Todaro, Gaetano Ricca, Luigi Caminiti e Orazio De Francesco). “L’Unione, come contemplata all’articolo 2 – sostengono – appare una Società di scopo, di recente introduzione nel nostro ordinamento societario, anziché un ente con scopi e finalità collettivi la cui programmazione delle iniziative compete agli organi statutari preposti (Consiglio dell’Unione). Lo stesso articolo – aggiungono – individua “l’area strategica esecutiva”,  la cui competenza è invece del Consiglio dopo il suo insediamento”. Mentre “non si fa cenno all’Area delle Terme, che è prioritaria”. I riflettori vengono poi puntati sull’art. 8: “E’ penalizzante – dichiarano i firmatari all’unanimità – che ogni Comune sia vincolato ad aderire all’Unione per almeno cinque anni e prevedere la rinuncia a tutti i diritti sulle attività patrimoniali esistenti all’atto del recesso”. E’ polemica anche sull’art. 21 poiché  “non descrive le modalità di nomina e revoca del presidente dell’Unione, mentre viene prevista la sua permanenza in carica per cinque anni”, ritenuti eccessivi. Nel mirino altresì gli articoli 5 e 41 nella parte concernente il trasferimento di 75 mila euro da ciascun Comune al nuovo Ente nell’arco di 5 anni. La somma è stata definita “sperequativa, onerosa e ingiustificata”. Le opere previste sono ritenute “in contrasto con lo sviluppo del territorio, della cultura della gente del luogo e dell’ambiente che verrà irrimediabilmente deturpato”. Le minoranze di Alì e Fiumedinisi chiedono, in virtù di ciò, l’istituzione di una commissione di garanzia e di controllo presieduta da un consigliere di minoranza.  Ed intendono svolgere “il ruolo di sentinelle  in un progetto destinato a incidere radicalmente sul destino di quattro Comunità”. Di qui la proposta a rivedere e modificare lo statuto.

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