Taormina. “Casinò e casino… un approccio pericoloso”

Giuseppe Monaco

TAORMINA-  “Accomunare, come ha fatto il sindaco di Salemi e critico d’arte, Vittorio Sgarbi, i casinò ai casini, al di la del gusto provocatorio, rivela un approccio pericoloso e superficiale alla tematica che riguarda la regolamentazione del gioco in Italia”. Lo sostiene l’Anit, Associazione nazionale per l’incremento turistico (della quale fa parte da sempre Taormina), facendo riferimento alle dichiarazioni di Sgarbi che ha avanzato la proposta di far aprire in Sicilia, e precisamente a Taormina, Salemi e Mazara del Vallo, dei casinò a luci rosse: “Dove consentire –ha precisato – alle donne di esercitare, con discrezione, la professione più antica del mondo”. Passando dalla provocazione alle osservazioni, Sgarbi, ha anche dichiarato: “Non capisco perché i casinò debbono esserci solo a Saint Vincent, Sanremo, Venezia e Campione”. “La nostra associazione –si legge in un documento pubblicato ieri- nella sua quarantennale collaborazione con le istituzioni parlamentari, ha sempre sostenuto l’esigenza di una legge complessiva sul gioco d’alea che preveda l’apertura di un casinò per ogni regione italiana. Una previsione normativa che per ben due volte è stata chiesta dalla Corte Costituzionale con le sentenze n. 152 del 1985 e n. 291 del 2001”.  L’ANIT prende posizione anche a proposito delle recenti norme che favoriscono il proliferare di giochi negli esercizi pubblici. “Servono a dimostrare che –si legge in un documento- la classe dirigente e di governo ha come unico parametro il gettito erariale invece che la tutela del consumatore e l’esercizio di un monopolio anziché l’incentivazione dell’industria turistica e del suo indotto. “Non si spiegano altrimenti –scrive l’ANIT- le scelte governative che, al contrario di quanto accade nel resto d’Europa e del mondo, trascurano di considerare che i casinò sono i luoghi più adatti, in forza di una maggiore idoneità al controllo e alla sicurezza, all’offerta del gioco pubblico”. Spunti, i casini di Sgarbi, e le a recenti iniziative governative, che sono serviti all’ANIT per riaprire il dibattito sui casino (quelli con i tavoli verdi e non quelli hard)  e sulla necessità di arrivare ad una normativa che tenga conto delle richieste che sono state avanzate da decine di comuni turistici italiani. “Non c’è bisogno di battuta, ma di fatti concreti”. Con questa notazione , infatti, il comunicato dell’ANIT (Associazione nazionale incremento turistico) segue una recente presa di posizione, a proposito di case da gioco in Italia, del ministro per il Turismo, Vittoria Brambilla. Secondo l’ANIT: “Se Parlamento e Governo intendono davvero dar seguito alla proclamata volontà di nuovi casino, basta attivare gli organi istituzionali competenti. L’associazione, delle quale fanno parte i 19 comuni, che da oltre 45 anni chiedono la cancellazione dell’attuale monopolio dei tavoli verdi, fa chiaramente riferimento alle Commissioni X della Camera e I del Senato dove sono depositate 24 proposte di legge in maniera di case da gioco “Solo mettendo in discussione i testi presentati alle Camere, si può arrivare –continua il comunicato- in tempi rapidi all’emanazione di una normativa-quadro sul gioco di sorte, della quale si avverte l’improrogabile necessità vista l’esigenza di regolamentare organicamente un comparto produttivo primario per l’economia nazionale e sensibile per le sue implicazioni sociali”. Sull’argomento ha preso posizione personalmente anche Franco Zaffini, presidente dell’ANIT. “Si tratta di un argomento –ha detto- che, guarda caso, rispunta solo durante le campagne elettorali. In realtà, quella per le nuove case da gioco –ha precisato- rischia di apparire una battaglia di retroguardia, considerato il mutamento dello scenario che negli ultimi tempi sta caratterizzando il settore con l’introduzione indiscriminata e capillare di giochi di alto tasso di assuefazione, vale a dire internet, slot, gratta e vinci. A questi giochi –dice l’ANIT- sono particolarmente esposti i ceti più deboli, vale a dire casalinghe, giovani e disoccupati”.

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