Ferrovia Alcantara-Randazzo, proteste contro la vendita

TAORMINA – Sindaci, Mpa, Circumetnea e Parco dell’Alcantara, non ci stanno. Continua, pertanto, la protesta per l’annunciata vendita, da parte delle FS, dei caselli e delle strutture fisse collegati alla tratta ferrata Taormina – Giardini-  Randazzo. Un’operazione che, se attuata, renderebbe impossibile il recupero della ferrovia così come richiesto e progettato dalla Circumetnea (Fce) in collaborazione con il Parco Fluviale dell’Alcantara. Le modalità di ripristino della tratta, dimessa da Trenitalia 15 anni fa, sono state nelle ultime settimane al centro di una serie di iniziative promesse dalla Circumetnea e dal Parco dell’Alcantara. Insieme hanno elaborato una proposta per il recupero dell’infrastruttura ed il suo inserimento in un programma di potenziamento del turismo nella valle. Trenitalia si era impegnata a cedere la tratta alle Fce con un protocollo d’intesa siglato nel 2005. Ora, però, le Ferrovie pare abbiano cambiato strategia ed hanno messo in vendita case, caselli e depositi. La vendita, sembra, sarà fatta a prezzi abbordabili tanto che c’ chi teme che le strutture possano fare gola a speculatori. Ma le FS, forse, hanno bisogno di soldi e, quindi, cercano con quanto resta della tratta, di fare cassai. Secondo gli esperti della Circumetnea- gli immobili sono, però, indispensabili.
Tra oggi e domani dovrebbero giungere notizie sulla posizione della Ferrovie e del Governo. Una delegazione, guidata dal commissario della Ferrovia Circumetnea, Gaetano Tafuri, incontrerà nella capitale il sottosegretario ai Trasporti, Giuseppe Reina. Insieme a Tafuri saranno a Roma il commissario del Parco Fluviale dell’Alcantara Giuseppe Castellana ed una delegazione dei dodici comuni, della provincia di Messina e di Catania, i cui territori sono interessati alle sorti della ferrovia. “All’incontro –dice Tafuri- sono stati invitati i vertici di Trenitalia”.  Al rappresentante del Governo sarà presentata una prima bozza di soluzioni tecniche studiate per la gestione della vecchia ferrovia, considerata non certo un ramo secco ma una “potenzialità” da sfruttare. “Lo studio è stato elaborato –dice un comunicato del Parco- al termine di un confronto al quale hanno fattivamente partecipato i comuni interessati creando così una convergenza d’intenti e di soluzioni”.
Intanto della questione si sta interessando anche il Mpa, il partito del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. Il capo gruppo a Montecitorio del partito, Carmelo Lo Monte, ha, a questo proposito, chiesto al Governo: “Cosa intende fare per sollecitare la Ferservizi Spa, di Trenitalia, a rispondere positivamente, ed in tempi brevi, alla richiesta d’acquisizione da parte dell’Ente Parco Alcantara, della tratta dimessa”. La richiesta fa parte di un’interrogazione che Lo Monte a presentato ai ministri delle Infrastrutture e Trasporti, dell’Ambiente e dei beni Culturali. Il parlamentare di Graniti, nel documento, ha ricordato che: “La Taormina-Giardini-Randazzo è stata dismessa del 2001 e che perciò, come prevede l’articolo 1, comma 265 della legge 2968/06, gli enti locali ed i soggetti pubblici gestori delle aree protette possono esercitare il diritto di prelazione sui tratti ferroviari e sugli immobili connessi”.
Secondo Lo Monte, la richiesta di prelazione, per far valere il diritto di prelazione, è stata già presentata dall’Ente Parco il 27 luglio del 2007. “Il 21 novembre del 2008, però, il commissario Castellana ha dovuto –dice il Mps- riconfermare la volontà dell’Ente e, contemporaneamente, diffidare Ferservizi dall’operare qualunque tipo di alienazione in assenza del benestare del Parco”. L’interrogazione di Lo Monte si conclude con un pressante invito: “Vogliamo sapere dall’esecutivo se, dopo l’esercizio del diritto di prelazione da parte dell’Ente Parco, siano state poste in essere , attivate o perfezionate o conclusasi alienazioni, a tipo oneroso o meno, di qualsiasi immobile facente parte, connesso o strumentale della tratta dimessa e, in tal caso, vogliamo sapere come questo sia potuto accadere e soprattutto, perché, di conseguenza, è stato impedito al Parco di esercitare un suo diritto previsto dalle leggi vigenti, impedendo così, di fatto, l’attuazione del progetto di recupero e valorizzazione dell’intera area che ora versa in uno stato di totale abbandono”.

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