Messina. Lavoro, nel 2009 già persi 4mila posti

MESSINA – Quattromila posti di lavoro persi dall’inizio dell’anno e oltre 4mila posizioni lavorative che hanno subito una modifica, riduzione dell’orario, cassa integrazione, contratti di solidarietà. Questi i dati sugli effetti della crisi economica su Messina e provincia diffusi questa mattina dalla Cgil di Messina che ha presentato il II Report elaborato dalla propria Unità di crisi.
La cantieristica, il tessile- concentrato nella zona nebroidea-, la sanità privata e il turismo i settori più colpiti. “Quando abbiamo costituito la nostra Unità di crisi e presentato il 1° Report avevamo come obbiettivo priroritario quello di prevedere e contrastare gli effeti della crisi economica sul nostro territorio- spiega il segretario generale della Cgil di Messina Lillo Oceano-. Ciò ci ha consentito l’attivazione in tempi certi del Tavolo comunale che sta lavorando sia sulla crisi della Rodriquez sia sugli altri settori”.
A sostegno dell’occupazione e dell’economia del territorio, la Cgil di Messina oggi ha chiesto interventi nel settore delle infrastrutture, il rilancio del Polo di eccellenza della cantieristica e interventi specifici per il tessile.
 Il II Report evidenzia più di ogni altra la crisi del tessile nella zona nebroidea dove da febbraio ad oggi hanno chiuso 4 aziende di medie dimensioni per un totale di 190 posti di lavoro persi.  Dopo il milazzese, dove la crisi del settore legato alle imbarcazioni era arrivato già nei primi mesi dell’anno, anche nel resto della provincia sono state attivate procedure di crisi per le aziende che operano nel settore legato alla cantieristica e alle imbarcazioni da diporto, dal caso eclatante della Rodriquez, alla Savena e alla Dea. A Messina città forti sono anche le ripercussioni delle nuove modalità di gestione del budget regionale della sanità che penalizzano particolarmente la nostra zona dove entrano in crisi le aziende della sanità privata, cliniche e assistenza, che hanno attivato procedure di mobilità del personale. In provincia, e in particolare nella zona ionica, la crisi arriva anche nel settore del turismo dove le associazioni degli albergatori nei giorni scorsi hanno disdetto unilateralmente gli accordi integrativi territoriali di settore, fatto questo che si anticipa la mancata riassunzione del personale stagionale. Ma anche i tagli operati dal Governo nazionale ai budget dei ministeri stanno determinando pesanti ricadute per i livelli occupazionali della provincia. Ridotte del 50% circa le prestazioni relative ai servizi di pulizia delle caserme e degli uffici dipendenti dai ministeri della difesa e dell’interno con conseguente taglio del 50% dell’orario di lavoro- già basso- e delle retribuzioni  al personale addetto.
Discorso a parte per l’Edipower di Milazzo dove proprio in queste ore le organizzazioni sindacali hanno lanciato l’allarme chiusura per il 3°-4° 5° e 6° gruppo  in conseguenza di nuove procedure ambientali-, che rischiano di portare alla perdita di 280 posti di lavoro diretti e oltre 500 nell’indotto.
“Se pensiamo che dal 20 febbraio ad oggi le sole richieste di mobilità sono passate da  391 a 716 con la perdita netta in 40 giorni di altri 325 posti di lavoro. E questi sono solo i dati relativi alle aziende con più di 15 dipendenti- spiega Isella Calì responsabile dell’unità di crisi che sta monitorando la situazione della nostra provincia.
“ll primo bilancio tra i due Report ci dice che la nostra decisione di monitorare gli effetti della crisi per cercare di prevenirne ed arginarne le conseguenze è stata lungimirante. Non a caso nel precedente Report avevamo lanciato l’allarme sulla Rodriquez- commenta il segretario generale Lillo Oceano-. Fatto questo che ci ha consentito di richiedere l’attivazione dei Tavoli anticrisi e l’intervento in sinergia con le istituzioni. Un percorso che con il Comune sta portando a risultati”.

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