Furci, lettera al sindaco in difesa dei cani randagi

FURCI – Una lettera a difesa dei randagi. L’hanno firmata venti cittadini residenti nel quartiere Madonna delle Grazie. La missiva è stata inviata al sindaco, Bruno Parisi “affinché prevalga il buonsenso tra i nostri saggi amministratori in modo che i nostri “compagni” possano a pieno titolo continuare ad affiancarci”. Gli autori del documento si sono detti pronti a difendere i cani “nelle sedi opportune”. E’ questo l’ultimo atto di una vicenda che si trascina da mesi, caratterizzata da continue segnalazioni di persone preoccupate dell’escalation del fenomeno. “Stiamo lavorando per risolvere il problema – evidenzia il sindaco – senza fare del male a nessuno. Ci servono ancora pochi giorni per trovare la giusta soluzione”. Ma per i firmatari della missiva quello dei randagi a Furci è “un problema non problema”. Scrivono che “i cani, imparentati tra loro, sono accuditi con equilibrio e rispetto da una parte dei residenti; le femmine del gruppo sono sterili come il buonsenso impone e ciò grazie a privati e non alle istituzioni. Altri cittadini chiedono invece al Comune la deportazione in massa dei cani, colpevoli di esistere”. Si parla di “un clima di preoccupazione creato ad arte dopo i fatti di Scicli”. E si evidenziano le caratteristiche di quei randagi: “Un gruppo di cani e non un branco (nessuna tensione sollecitata da femmine in calore visto che sono sterili e nessuna spinta alla predazione, considerato che la gente del posto li nutre senza risparmiarsi)”. Si parla degli escrementi riconducibili a loro e che invece potrebbero essere “di cani di proprietà condotti nella zona”. Vengono difese le persone che offrono ai randagi il cibo: “Di che colpa si macchiano?”. Nella lettera si sostiene inoltre che quei cani “non mordono, non sporcano” e che “con la loro presenza impediscono cattive azioni contro auto in sosta e furti in appartamento”. Non viene condiviso, insomma, che “quei cani innocui, nati liberi, perfettamente integrati nel paese e lagati a persone che li nutrono da rapporti affettivi, vengano rinchiusi con sperpero di denaro pubblico…”.

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