Taormina. Passalacqua: ”Il Casinò? Si può fare”

TAORMINA – Da Roma, il sindaco è tornato con una lunga serie di “si può fare”. Di dichiarazioni del genere ne ha raccolte veramente un’infinità. Al congresso del MPA, infatti, tra l’altro, si è tanto parlato di casinò. Ne è venuto fuori che Taormina ha diritto pieno ad avere di nuovo una casa da gioco. Il casinò di Taormina aveva funzionato per due anni circa tra il 1962 ed il 1965. Unica proposta non in linea con le altre è risultata quella del sottosegretario Vittoria Brambilla che ha ipotizzato di far giocare solo negli alberghi di lusso e solo gli ospiti degli hotel stessi.
l primo cittadino ha approfittato dell’occasione dell’assise del partito del presidente Lombardo per presentare ai collaboratori del premier Berlusconi una sorta di petizione per perorare la causa della città. Il documento era stato elaborato dallo stesso Passalacqua e dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo e completato con la copia della mozione approvata dal Consiglio Comunale. Il capo del governo, dichiaratosi favorevole al casinò taorminese, come previsto non era a Roma perché a lutto per la morte della sorella. “Nei prossimi giorni –dice Passalacqua- riceverà il nostro dossier. L’argomento, quindi si riaprirà quanto prima”. Tra gli altri, Taormina ha incassato il si della seconda carico dello Stato vale a dire il presidente del Senato. “I tempi sono maturi per creare nuovi casinò al centro e nel sud Italia”. Lo ha detto Renato Schifani, alla chiusura della conferenza nazionale “Le città della cultura”, svoltasi a Torino. Il ministro Giulio Tremonti, da parte sua, non si è dichiarato contrario, ma nemmeno favorevole all’apertura di nuovi casinò, compreso quello di Taormina.
”Essere contrari, oggi, non si giustifica più – ha aggiunto Schifani – i casinò sono una nuova risorsa turistica da promuovere nei territori che ne sono ancora sprovvisti. Costituiranno ulteriore attrattiva per i tradizionali flussi turistici e ne susciteranno di nuovi e interessanti per la economia di settore”. Le dichiarazioni del presidente del Senato hanno incassato l’adesione del governatore della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, che ha confessato di non aver mai “compreso i motivi del divieto” a istituire altri casinò. Facendo dunque intendere che la flessione del comparto non è imputabile allo scarso appeal del gioco in quanto tale, ma piuttosto al superamento di un modello di offerta, che andrebbe aggiornata alla luce dei nuovi scenari di mercato, e alla scarsa attitudine alla competizione degli apparati gestionali pubblici.
Circa la crisi in cui versano gli attuali casinò italiani, la seconda carica dello Stato ha commentato che “le ragioni vanno ricercate al di fuori del venir meno di uno specifico interesse degli utenti”.
Nel 2008 i quattro casinò italiani hanno realizzato 562 milioni di introiti, registrando un calo del 7,5% medio. Gli ingressi sono stati circa 3 milioni, in aumento di quasi il 10%. I dati dell`Eca (European Casino Association) collocano l`Italia al settimo posto nel mercato europeo che vale complessivamente 9,3 miliardi di euro. Una classifica guidata saldamente dalla Francia, con 2,5 miliardi di introiti e 196 casinò che, tuttavia, hanno lasciato sul terreno lo scorso anno oltre l`8% degli incassi.
Favorevole a nuovi tavoli verdi «ovunque non ci sono ancora, a cominciare dagli alberghi a cinque stelle» si è dichiarata il sottosegretario al Turismo Michela Brambilla. “Metterli negli hotel di lusso, consentendo il gioco ai soli ospiti – ha spiegato –  è una formula per garantire alle nostre strutture ricettive di potere competere ad armi pari con quelle degli altri paesi”. Una proposta non completamente comprensibile e che, comunque, fa pensare ad una divisione in “caste” dei giocatori. I tavoli verdi, insomma, secondo la Brambilla, sarebbero riservati solo a chi si può permettere di pagare una stanza d’albergo circa 1000 euro al giorno.

 

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