Taormina. Alberghi in crisi, posti di lavoro a rischio

Giuseppe Monaco

TAORMINA – Arrivano le conferme. Nelle prossime settimane è possibile che i licenziamenti negli alberghi, invece che bloccarsi, aumentino. Quello che sembrava solo un segnale sarebbe diventato una certezza. L’industria alberghiera è in crisi e, quindi, in prima battuta a farne le spese saranno i lavoratori. Nelle strutture, proprio in questi giorni, è in corso una sorta di revisione dei servizi. Gli operatori, in pratica, stanno cercando di tagliare posti di lavoro senza abbassare di molto i confort per i loro clienti. Il quadro è stato confermato in sede ufficiale e nazionale. Gli albergatori sono pessimisti sull’andamento del settore turistico nei prossimi mesi al punto che oltre il 22% teme che sarà costretto a tagliare i posti di lavoro. E’ quanto emerge dal Rapporto sul movimento alberghiero nel periodo tra Natale 2008 e l’Epifania 2009 dell’Istat. I giudizi per il trimestre gennaio-marzo 2009, rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, sono sfavorevoli sia per il turismo nazionale sia per quello estero in maniera ancora più accentuata rispetto allo scorso anno. In base alla rilevazione Istat, la quota di albergatori che esprimono l’intenzione di diminuire il numero degli occupati è pari al 22,1% (il 13,7% nel 2008) mentre quelli che si orientano in senso opposto sono solo il 2,1% (3,9% nel 2008). Il saldo tra le incidenze dei giudizi positivi e negativi è ovunque sfavorevole, con una intensità massima nel nord-ovest (-32,4) e minima nel nord-est (-9,6). Il 35,7% degli albergatori dichiara che nel trimestre gennaio-marzo 2009 l’esercizio resterà chiuso.
Alle note di pessimismo, purtroppo, fanno seguito dichiarazioni che non lasciano spazio a soluzioni di pronta attuazione. “Per far ripartire l’Italia turistica è necessario mettere a punto un programma di rilancio del Paese all’estero. Ferma restando l’importanza degli interventi pubblici volti ad agevolare la riqualificazione e la crescita del comparto, è necessario rendere più incisive le azioni di comunicazione e promozione del Paese all’estero, soprattutto per il Sud Italia dove più forte è la carenza di appeal”. Questo il commento del presidente nazionale del Centro Studi Cidec, Agostino Goldin, a proposito dei dati sulle presenze turistiche nel periodo tra Natale e Capodanno diffusi dall’Istat.
Allora è il sud che rischia di più. In questo quadro, però, pare che la Sicilia si possa ritagliare una posizione meno drammatica. Le ultimissime indicazioni, infatti, parlano di una tenuta. Questo vuol dire, però, che la crisi continuerà ma non dovrebbe raggiungere livelli troppo scoraggianti. Qualche notizia più precisa si potrà avere solo al termine della BIT di Milano, vale a dire tra una settimana. Ma lo studio della Cidec non è incoraggiante per l’intero Sud e forse anche per  la Sicilia e Taormina. “Il calo della componente turistica estera – si legge inellanota – dimostra lo scarso richiamo che l’Italia ha, in questo momento, all’estero. Sul calo di presenze ha, non ultimo, influito il caso Alitalia che ha sicuramente scoraggiato i turisti stranieri a visitare il nostro Paese. Un’altra considerazione che va fatta – aggiunge – riguarda il diverso andamento delle aree geografiche. Emerge infatti un calo netto e preoccupante del turismo straniero al Sud che continua a perdere fatturato, presenze e quote di mercato. Al contrario il Nord-est perde pochi punti percentuali rispetto ai pernottamenti degli stranieri ma riesce ad aumentare il numero di arrivi e la spesa che questi generano”.

 

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