Messina. Pensioni mortificanti, sit-in in prefettura

MESSINA – I pensionati della Cgil di Messina giovedì 19 febbraio, a partire dalle 9.00, manifesteranno davanti alla prefettura per denunciare la situazione di gravissima difficoltà nella quale versano le migliaia di pensionati e anziani di Messina e provincia.
Il presidio dà il via anche a Messina alla campagna nazionale lanciata dallo Spi Cgil – il sindacato dei pensionati della Cgil- per chiedere al governo misure concrete a sostegno delle pensioni che negli ultimi anni hanno perso in maniera costante e consistente potere d’acquisto.
Nei prossimi giorni lo Spi di Messina terrà decine di assemblee in tutta la provincia per discutere con i pensionati delle diverse realtà provinciali la situazione e analizzarla. “Nella nostra Provincia- spiega Pippo Locorotondo, segretario generale dello SPI CGIL di Messina- le pensioni sotto i 500€ sono migliaia. Tra i tagli alla sanità, all’assistenza, e i continui rincari dei prezzi, i pensionati della nostra provincia come devono vivere?”
Per Locorotondo, appare indispensabile sostenere la piattaforma nazione dei pensionati che prevede l’estensione della “quattordicesima mensilità” – già prevista nell’Accordo del luglio 2007- anche a coloro che percepiscono più di 700 euro mensili di pensione; realizzare un nuovo meccanismo di adeguamento delle pensioni al costo della vita; destinare più risorse a Comuni, Province e Regioni qualificandone la spesa attraverso la diffusione della contrattazione sociale territoriale, e di contrastare la privatizzazione della sanità e la riduzione dello Stato sociale che il Governo, attraverso i contenuti del Libro verde, vuole attuare.
“Le misure del Governo- sostiene Locorotondo- sono del tutti insufficienti. La social card in particolare si è dimostrata uno strumento mortificante per migliaia di pensionati, costretti a girare a vuoto fra Poste, Caf e strutture varie, per poi sentirsi dire in molti casi che la carta non era coperta, con comprensibili imbarazzo da parte del pensionati. Sarebbe stato molto più serio e meno costoso, anche per lo Stato, inserire direttamente nella pensione il contributo. Lo stesso vale- conclude il sindacalista- per quanto concerne il bonus famiglia che non risolve i problemi dei redditi bassi poiché è una prestazione una tantum e non ha carattere strutturale”.

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