Messina. Traghettamento, a rischio 300 posti di lavoro

MESSINA – “Tutto il traffico merci su rotaia in Sicilia in pericolo dal prossimo mese di marzo”. Ad affermalo è Michele Barresi, responsabile settore ferrovia della Fit Cisl di Messina. Secondo il sindacalista della Fit diversamente da quanto impropriamente denunciato nella scorsa settimana in Consiglio comunale di Messina non sarà la prevista chiusura per lavori nella tratta di Rete Ferroviaria calabrese a condizionare il traghettamento dei treni passeggeri e merci sullo stretto, ma una precisa intenzione politica e aziendale di FS maturata al fine di cancellare definitivamente il trasporto merci su rotaia da e verso la Sicilia.

“L’interruzione della rete calabrese – aggiunge – potrebbe piuttosto essere una temporanea problematica alla quale risulta tuttavia che Trenitalia ne abbia limitato i riflessi sul traffico diretto in Sicilia con un piano che prevede proprio la limitazione di alcuni treni a Lamezia  per consentire il flusso diretto nell’isola”.

Di dimensioni drammaticamente peggiori, secondo la Fit, è invece il programma previsto dal 1 marzo dalla Divisione Cargo Merci del Gruppo FS.

“Risulta – denuncia Michele Barresi – che la Società Cemat, che affida il trasporto delle merci più pregiate alla Divisione Cargo, abbia rescisso il contratto con quest’ultima a fronte di un aumento imposto di oltre il 40%. Questo causerebbe il drastico taglio di oltre il 50% dei treni che oggi traghettano nell’isola”.

La conseguenza sarebbe che tutte le merci più pregiate (dalle derrate alimentari ai tabacchi), che a oggi viaggiano nei container su rotaia per raggiungere negozi e supermercati siciliani, dovranno necessariamente essere movimentati su gomma con costi notevolmente superiori. “Si pensi – sottolinea Barresi – che per trasportare le stesse  tonnellate movimentate da un solo treno merci servirebbero circa 30 TIR con le immaginabili ripercussioni ambientali ed economiche soprattutto nell’area dello Stretto.  Si tratterebbe di una vera catastrofe occupazionale in ambito ferroviario per l’intera regione ma anche un danno all’intera economia siciliana”.

La Divisione Cargo, per effettuare il traghettamento sullo stretto dei treni merci, spende ogni anno circa 35 milioni di euro, una cifra che rappresenta il 10% del proprio passivo annuale.

Nel solo nodo ferroviario messinese a rischio sarebbero oltre 300 posti di lavoro tra gli addetti alle attività di traghettamento. “Diventerebbero – spiega Barresi – in un solo istante anacronistiche le rivendicazioni sin qui fatte sul potenziamento del nodo ferroviario, della flotta e del personale di Bluvia ma ci ritroveremmo a parlare di grave crisi occupazionale. Analogo il discorso per la provincia, dove solo nell’indotto della fonderia di Pace del Mela, già in difficoltà per la crisi economica contingente, si metterebbero a rischio, eliminando il trasporto su rotaia, oltre 200 posti di lavoro. Nell’intera regione solo lo scalo merci di Bicocca resterebbe aperto per lo smistamento del traffico diffuso mentre è già in essere un piano per incentivare l’esodo pensionistico del personale in esubero. Si delinea, quindi, un contesto di assoluto abbandono del ferroviario merci  nell’isola che si unisce ai continui tagli paventati sul trasporto passeggeri a lunga percorrenza di Trenitalia. “Una precisa politica Aziendale che, in spregio al riconosciuto diritto universale alla mobilità di passeggeri e merci, prevede di rendere rami secchi anche attività potenzialmente redditizie al sol fine di giustificarne il taglio e lasciare campo libero al privato”è il grido di allarme che la Fit Cisl lancia alle istituzioni Provinciali e Regionali e al contempo un appello alle associazioni regionali industriali, del commercio e dei consumatori che finirebbero, insieme ai lavoratori, per essere l’anello debole della catena. La Fit Cisl  reputa indispensabile un deciso intervento del Presidente della Regione verso il Governo nazionale e i vertici del Gruppo Fs, che limiti la politica di abbandono da questi fin qui palesata, affinché la tanto ricercata autonomia dell’isola non finisca per diventare invece solo tangibile isolamento”.

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