Messina. Muscolino rieletto segretario Pensionati Cisl

MESSINA – Rieletta all’unanimità la segreteria della Federazione pensionati della Cisl di Messina. Carmelo Muscolino è stato confermato segretario generale dal 16° Congresso provinciale della Fnp a cui hanno partecipato il segretario regionale della Cisl Maurizio Bernava, il segretario regionale della Fnp Carmelo Raffa e il segretario provinciale della Cisl Tonino Genovese. A completare la segreteria Giuseppe Cugno e Grazia Cottone.
Il congresso della Fnp è stato l’occasione per analizzare in maniera approfondita la condizione degli anziani nella provincia di Messina. Lo ha fatto Carmelo Muscolino, nella sua relazione, dando inizialmente alcuni numeri: nel 1951, con una popolazione di 220.668, i cittadini con più di 65 anni erano 22.000, pari al 10%. Nel 2007, con 245.000 abitanti, quelli che hanno superato i 65 anni sono 47mila, pari al 19,13%, cioè una percentuale quasi doppia. Nel 2045, a costanza di questi ritmi, gli anziani saranno 75.000 e la percentuale passerà da 1/5 ad 1/3. E la situazione non presenta significative variazioni se si esamina l’intera provincia: la percentuale dei cittadini con più di 65 anni sale al 20,2% (132.000 su 654.000): con più di 70 anni è il 15,12%, con più di 80 anni e del 5,7%.  Nella sola Messina in 28mila hanno più di 70 anni, in 8mila più di 80 anni, in 1400 segnano più di 90 e in 190 più di 100 anni.
“Nell’intera provincia – ha sottolineato Muscolino – gli anziani che vivono soli sono 64mila di cui 51mila donne e 13mila uomini, pari rispettivamente al 37% e al 10% della popolazione totale. Sono tantissimi. Messina è anche una città povera. La social card di questi giorni è l’ulteriore conferma. A Messina circa 14 mila aventi diritto hanno fatto richiesta e in oltre 9 mila l’hanno ottenuta. I poveri da noi sono quanti nell’intera Emilia Romagna, il triplo del Friuli Venezia Giulia, il doppio delle Marche, quasi quanti in Regioni come la Toscana o il Veneto. Niente di nuovo. La Sicilia registra un’incidenza della povertà relativa pari al 28%, rispetto al 5% del nord, al 7% del centro, al 22% del sud. L’importo medio delle pensioni a Messina è di 520 euro, appena di più della metà di Milano e, a seguire, Torino, Genova. Su 190mila pensioni Inps i 2/3 non superano la soglia della povertà: otto su dieci non superano i 750 euro. L’importo medio più basso si ha a Capizzi, Castel di Lucio, Floresta, Rodì Milici, Mandanici (460 euro) il più alto a Villafranca, Milazzo, Messina, S.Filippo del Mela (più di 600euro). Ma anche in questi comuni si registrano picchi di povertà notevole, a Messina, ad esempio, sono ben 5mila i destinatari di assegni sociali, cioè 350 euro mensili”.
Una città vecchia ma non per i vecchi, è lo slogan gridato con forza dalla Federazione Pensionati della Cisl di Messina. “Una città in cui i vecchi e i poveri sono anche nudi  – ha aggiunto Carmelo Muscolino – cioè anche privi di copertura socio-assistenziale. Il comune di Messina spende per il sociale il 12% del bilancio; per gli anziani l’8%, pari a 109,49 euro pro capite. La media in Italia è del 19% e al nord, dove i poveri sono in numero marginale, si spende il 23%. A Bolzano se ne spendono oltre 500 e a seguire a Pordenone, Trento, Trieste, Modena. Siamo al paradosso: dove c’è più bisogno ci sono meno servizi e dove il tenore di vita è più alto gli Enti Pubblici offrono aggiuntive coperture socio-assistenziali. In Sicilia a Messina si spende meno che a Siracusa (178 euro), a Catania, Ragusa, Agrigento, Palermo e Caltanissetta. A Messina ci sono, oltre ai poveri, circa 25mila persone che vivono sole e ce ne sono altrettante non autosufficienti o diversamente abili. Basta andare alle mense dei poveri o dare uno sguardo in certi angoli della città, per scoprire il dramma di gente che vive in condizioni disumane. Per i non autosufficienti, pressoché tutto è sulle spalle e a carico della famiglia – chi ce l’ha -, della rete di solidarietà, con in testa le parrocchie. Poco e male è garantito dagli Enti Pubblici”.
Servizi sociali in primo piano, anche in provincia dove “si spende poco e troppo per il personale dipendente – ha spiegato il segretario generale della FNP – Non si investe sullo sviluppo produttivo e i servizi resi ai cittadini, che sono la missione, l’autentica finalità dell’ente locale. Per il sociale peggio di tutti fanno Basicò, Castelmola, Fiumedinisi, Frazzanò, Gallodoro, Malfa, Mongiuffi, Roccafiorita, S. Fratello, Scaletta: intorno all’1%. Meglio Villafranca, Gaggi, Militello Rosmarino, Monforte: oltre il 15%. Siamo comunque lontani dalla media nazionale (17%) e lontanissimi dal nord ovest (20%) e dal nord est (23%)”.
Muscolino ha parlato anche dell’Istituzione ai servizi sociali, abolita due giorni fa: “Era un inutile doppione e una stazione appaltante inaffidabile – ha detto – ma non è proponibile il consorzio dei comuni a causa della scarsa propensione e cultura consortile degli amministratori locali. E’ da escludere la gestione diretta per la mancanza di adeguate figure professionali, perché comporterebbe licenziamenti devastanti da parte delle cooperative che in atto gestiscono il servizio ovvero richiederebbe migliaia di assunzioni che provocherebbero il dissesto del comune il cui bilancio è già vacillante”.

 

 

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