Federalismo, “Statuti speciali sono punto di partenza”

ROMA – “Il federalismo fiscale verso cui tende il Paese deve rispettare la Costituzione e non disattenderne i dettati. Per un federalismo efficace si deve partire dagli statuti speciali, che sono la più antica e concreta forma di federalismo in Italia.”
Lo ha detto l’assessore regionale al Bilancio, Michele Cimino, all’audizione dei rappresentanti delle regioni convocata alla Camera dei Deputati dalla commissione Bilancio, tesoro e programmazione e dalla commissione Finanze riunite in seduta congiunta.
“Il testo approvato dal Senato – ha proseguito l’assessore –  rischia, infatti, di livellare verso il basso le specificità delle regioni a Statuto speciale, mortificando 60 anni di storia dello Statuto siciliano che, tra l’altro, ha visto rimandare di legislatura in legislatura l’applicazione di prerogative statutarie fondamentali quali quelle previste dall’articolo 37. E ciò smentisce anche le prefiche nordiste che cantano di soldi regalati. Ma lo Statuto è vivo e vegeto e va rispettato”.
L’assessore Cimino si è soffermato anche sulla finanza delle Regioni a Statuto speciale. “Lo Stato – ha sottolineato – nel testo attuale sul federalismo esercita proprie competenze legislative su ambiti per i quali tutte le regioni sono tenute ad uniformarsi e ciò è profondamente sbagliato”..
“Così facendo – insiste Cimino – non si considera la natura della finanza delle regioni speciali. Per esempio, per quanto riguarda la perequazione, nel testo in discussione non si fa riferimento specifico alle regioni ad autonomia speciale, se non per affermare genericamente che le disposizioni di attuazione degli Statuti speciali provvederanno anche alla perequazione e alla solidarietà. Il testo, quindi, sembra ignorare che per la Sicilia, in materia di solidarietà nazionale, vale l’articolo 38 dello Statuto, dove è previsto che lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nell’esecuzione di lavori pubblici”.
“Non ci si può dire federalisti – ha concluso l’assessore Cimino – se si ignora l’importanza storica degli Statuti speciali e se non si prevede un’adeguata rappresentanza delle regioni speciali in sede di commissione di attuazione del disegno federalista. Condivido, quindi, le perplessità avanzate anche dalle altre regioni autonome”.  

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