Taormina. S. Messa in ricordo di don Mario Torregrossa

TAORMINA – Taormina ha ricordato, ieri, Mario Torregrossa, il sacerdote spentosi lo scorso 30 dicembre al termine di anni di sofferenze dovute all’atto inconsulto di uno squilibrato che lo aggredì, nel novembre del 1996, mentre era in preghiera nella sua chiesa di Acilia alla periferia di Roma. Nel corso di una cerimonia religiosa, voluta dai suoi ex compagni di classe, il direttore dell’oratorio salesiano di Taormina, don Enzo Biuso, ha tracciato un accorato e sentito profilo del prelato. “Un sacerdote –ha detto- che ha captato la chiamata proprio dai banchi di questa chiesa, quella dedicata a San Giuseppe e che fa parte del complesso dei salesiani. Don Mario era un ex allievo”. Don Biuso ha aggiunto: “Padre Torregrossa era un sacerdote di frontiera che ha saputo svolgere la sua missione con amore, dedizione anche negli anni in cui ha dovuto subire le dure conseguenza dell’atto criminale del quale è stato vittima. Malgrado le sue sofferenza, passava le sue giornate seduto su una speciale carrozzella pronto sempre a confessare, a confortare disoccupati e poveri, a dare indicazioni e consigli ai giovani. Fino all’ultimo, era innamorato della vita”.
Il pazzo, rintracciato dalle forze dell’ordine e perdonato da don Mario, lo cosparse di un liquido infiammabile e poi gli diede fuoco. Don Torregrossa fu salvato grazie all’intervento dei soccorritori ma dovette per periodi lunghissimi fare ricorso alle cure di una clinica specializzata. Il fuoco lo aveva marchiato in maniera molto grave. Don Torregrossa, malgrado l’infermità e le sofferenze restò profondamente legato alla sua  parrocchia che, grazie anche alla partecipazione di volontari, si era ampliata sino a diventare un centro per l’assistenza ai poveri ed ai giovani.
Mario Torregrossa, era nato a Taormina; aveva un fratello gemello e due sorelle. Suo padre, proveniente da Messina, fu per lunghi anni direttore della locale scuola elementare. A Taormina frequentò la scuola dell’obbligo e poi la scuola media dei Salesiani. E proprio nell’Oratorio di via Don Bosco scoprì la sua vocazione. Trasferitosi a Roma quando al padre fu assegnato un altro compito, nella capitale, Mario ebbe modo di frequentare e completare gli studi teologici fino alla consacrazione a prete.
Assegnato alla parrocchia di Acilia ebbe modo di mettere in evidenza le sue doti di organizzatore e di pastore. Attorno a se raccolse un gran numero di volontari che lo aiutarono a trasformare la vecchia chiesa della borgata romana da un vecchio garage ad un centro di riferimento. “La sua attività –ha ricordato don Biuso- ha tanti riferimenti al lavoro di Don Bosco, il fondatore dei salesiani”.
A porre la prima pietra del centro di Acilia fu, nel 1987, il Papa Giovanni Paolo II. “Accoglieva tutti, aiutava tutti: come tutti i “preti di frontiera” aveva una grande fiducia nell’uomo”. Così ha detto il cardinale vicario, Agostino Vallini, nel corso della cerimonia religiosa per la sua morte. “E’ stato –ha continuato- un santo prete che la lascia una grande eredità di fede speranza e carità.
A ricordare Mario Torregrossa,  nei luoghi in cui trascorse la sua adolescenza e dove capì quella che era sua vera strada, la sua vocazione., sono stati, principalmente i suoi compagni di classe.  “Mario, sarà ricordato a lungo -dicono i suoi compagni di classe- perchè ha davvero lasciato una grande eredità non solo morale. Ci riferiamo al Centro Sociale di grande importanza per Roma ed il suo hinterland. Resterà nel cuori di quanti ha aiutato”.
A Taormina, Don Mario, era tornato l’ultima volta nel 1995 per partecipare ad una festa organizzata dagli ex allievi salesiani della Terza Media del 1956. Dopo pochi mesi, la tragedia.

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