Taormina. Presenze turistiche, a gennaio -9,17%

TAORMINA – Continua il salasso ma non sembra che Taormina abbia imboccato la strada per bloccarlo o, quanto meno, fronteggiarlo. Anche a gennaio di quest’anno, dopo le perdite del 2008, negli alberghi di Taormina la crisi del turismo internazionale si è fatta sentire. I dati statistici pubblicati dal Servizio Turistico Regionale di Taormina (ex Azienda Soggiorno e Turismo?), sono impietosi: a gennaio è stato registrato un calo di presenze pari al 9,17 per cento. In pratica, sono stati conteggiati 11.312 pernottamenti. Lo scorso anno, nello stesso mese, erano stati 12.464. Ciò vuol dire che sono andate perdute 1.143 presenze.
La crisi, per Taormina, sembra avere caratteristiche internazionali. Secondo il tabulato ufficiale, infatti, per quanto riguarda la clientela italiana sono andate perse solo 156 presenze. Per il mercato estero, invece, le perdite sono state ben 804. Dati questi che, se nei prossimi mesi daranno confermati, servono a dimostrare che il problema è da considerare di particolare gravità. Sarebbero i clienti stranieri a non poter accettare le offerte di Taormina. La crisi economica che sta interessando l’intera Europa, come gli USA, starebbe avendo, quindi, ripercussioni pesanti. In ogni caso non possono essere le presenze di gennaio, di un solo mese, a determinare il panico. Taormina ha potenzialità importanti che deve far fruttare. Questo vuol dire puntare su mercati speciali, di nicchia. Non può intervenire su quello che è indicato come turismo da vip o turismo milionario: mancano le infrastrutture idonee. Taormina può, però, guardare al turismo della terza età, a quello enogastronomico, culturale, ecologico. Settori nei quali, a guardare bene, ha tutte le carte in regola per recuperare, almeno una parte, delle presenze andate perdute e che hanno, quasi tutte, a che fare con il turismo tradizionale. Non c’è bisogno di grande fantasia, di immaginazione, di economia innovativa. Basterebbe sfruttare quanto già esiste.  Di certo, non può pretendere, con le sue uniche forze, di contrastare la crisi economica internazionale. Ecco perché sembrano velleitarie alcune delle ricette che sono state inserite nel progetto “anti crisi” che sarà discusso in Consiglio comunale giovedì. Politica ed imprenditori, quindi, farebbero bene a guardare con maggiore attenzione alle cose concrete ed alla realtà. Solo così imprenditoria e politica riusciranno a fare un buon lavoro per attrezzare la città alla situazione attuale. Gran parte delle soluzioni da varare a partire da giovedì dovrebbero avere a che fare con i servizi pubblici (a carico del Comune) e privati (a carico degli albergatori e dei commercianti). Un qualche recupero, rispetto allo scorso anno, pare possibile solo se la città apparirà più ordinata, più pulita, più silenziosa. Per quanto riguarda le infrastrutture, chiaramente, non sono ipotizzabili tempi brevi. Un concetto che vale anche per il completamento dei parcheggi comunali già in funzione, la realizzazione del parcheggio Porta Pasquale, il completamento del collegamento Porta Catania-Piazza Padre Pio. Da tenere sotto osservazione il Teatro Antico ed il resto dei grandi monumenti taorminesi dove, purtroppo, regna il degrado e si fa sempre più attuale il rischio chiusura alle attività pubbliche. Nessuno deve o può scordarsi del potenziamento di Taormina Arte. Un discorso a parte, sicuramente a lunga scadenza, riguarda, invece, l’eventuale porticciolo turistico, il campo da golf. Palazzo dei Giurati, albergatori e commercianti, inoltre, dovrebbero ricordarsi più spesso che Regione e Provincia hanno precisi compiti istituzionali che li portano ad essere i maggiori responsabili nel settore della promozione, dei finanziamenti e del varo degli indirizzi strategici in campo turistico.  Taormina, insomma, non può restare chiusa a riccio: deve guardare a Palermo ed a Messina dove ci sono i centri di spesa, uffici ed assessorati che vanno seguiti, sollecitati, interpellati. Per farlo, però, è indispensabile saper confezionare progetti adeguati e realistici e saper seguirli sul piano istituzionale e politico. Questo vuol dire che a Palazzo dei Giurati bisogna cambiare indirizzi, sistemi, metodi di lavoro.

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