Sanità. Il perchè del no a nuove aziende ospedaliere

PALERMO – “Come avrei potuto spiegare ai cittadini che per accontentare gli interessi di certa politica bisognava dar vita ad altre tre aziende ospedaliere nelle province di Palermo, Catania e Messina dove già ce ne sono in un numero addirittura sovrabbondante, eliminandone contemporaneamente otto dalle altre sei province? Con quale logica avrei potuto giustificare un simile squilibrio? E con quale coerenza avrei dovuto accettare una proposta che secondo le verifiche tecniche avrebbe provocato un aumento sproporzionato dei costi? Ecco perché non ho accettato un’ipotesi messa in piedi su basi che sarebbero state in contrasto con il rigore del disegno di legge proposto dal governo regionale e sollecitato con urgenza dai tavoli tecnici romani. Con grande serenità mi presenterò martedì in Commissione Sanità all’Ars pronto ad accettare qualunque decisione che verrà presa alla luce del sole, nell’assoluta trasparenza del dibattito e con la precisa assunzione di responsabilità da parte di ciascuno, in modo che sia chiaro a tutti chi vuole davvero riformare la sanità e chi invece insegue altre logiche. Non sono un assolutista, mi è estranea ogni forma di arroganza culturale ma credo che la mediazione politica vada fatta a livelli alti, cioè guardando al primario interesse dei cittadini e non inseguendo poltrone o prese di posizioni personali”.
Lo afferma l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, dopo la riunione con i rappresentanti della maggioranza che non ha portato all’intesa sul disegno di legge di riforma del sistema sanitario regionale.
“La disponibilità offerta dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo, vale a dire quella di verificare la possibilità di istituire tre nuove aziende nelle tre aree metropolitane della Sicilia, nella versione proposta dai capigruppo di Pdl e Udc rischiava di tradursi in un boomerang che in sede parlamentare avrebbe inevitabilmente fatto lievitare ad un numero inverosimile le aziende sanitarie. Sono sicuro che i miei interlocutori erano in buona fede, ma le loro proposte non erano razionalmente, organicamente ed economicamente sostenibili e avrebbero creato un “vulnus” alla coerenza dell’azione di riorganizzazione e di rigore faticosamente intrapresa dal governo, da molti condivisa a parole ma spesso smentita dai fatti. Si sarebbe inoltre aperta la strada alle comprensibili rivendicazioni da parte delle altre sei province, cosa che peraltro è già puntualmente successa.  Ho sempre sostenuto che era necessario muoversi nella direzione della razionalità e del reale fabbisogno. Non ci siamo sottratti all’impegno di costituire tre nuove aziende nelle aree metropolitane: proprio partendo dalla specificità del numero di abitanti di Palermo, Catania e Messina avevo proposto di costituire tre nuove aziende territoriali anziché ospedaliere. Inoltre, proprio per venire incontro all’idea di sperimentare il cosiddetto “modello Leontini”, nelle città di Palermo, Catania e Messina sarebbe stata subito attuata la separazione tra la funzione territoriale e quella ospedaliera, proprio come richiesto dal capogruppo del Pdl. Nonostante questa ampia e reiterata disponibilità, peraltro ancora ora valida, i miei interlocutori hanno comunque scelto di non raggiungere un’intesa, tentando di scaricare su di me tutte le responsabilità. Mi auguro, per il bene della Sicilia, che la notte abbia portato consiglio ”.

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