TURISMO IN SICILIA, DALLA DIAGNOSI ALLA CURA

TAORMINA – Quando capita l’occasione, è utile registrare interventi e osservazioni sul turismo siciliano espressi da addetti ai lavori. Se ne possono ricavare spunti per riflessioni, occasioni, confronto di idee. In questo contesto, dopo aver riferito d’interventi di albergatori e commercianti, è sicuramente interessante la presa di posizione di Giuseppe Cassarà, presidente della Fiavet, la federazione degli agenti di viaggio.
“I flussi turistici verso la Sicilia – dice – quest’anno denunceranno una contrazione, e poco importa se rimaniamo ancora fra le Regioni più desiderate dai turisti, ma anche fra quelle più care al punto da creare un diverso orientamento delle vacanze. E’ però anche vero che nella flessione generale che registra il nostro Paese, la Sicilia si distingue per qualche punto percentuale di perdita in meno. Una magra consolazione se guardiamo a quanto di più potremmo fare e, sopratutto, a quanto potrebbe essere ampliato l’arco stagionale con una seria politica di destagionalizzazione. Purtroppo le istituzioni non ci aiutano, anche se amministrano somme ingenti che, opportunamente programmate in concertazione con gli operatori privati, potrebbero risolvere il problema”.
Cassarà si riferisce, particolarmente, all’attività del governo regionale. In una sua nota, mette a nudo i ritardi della Regione e dice: “Il  governo regionale, a 100 giorni della sua costituzione, in materia di turismo, non ha ancora dato segni di vita ed ha lasciato completamente soli gli operatori privati, costretti a tentare di arginare i colpi della crisi economica e della congiuntura negativa. Noi siamo fermamente convinti che lo sviluppo del turismo è in Sicilia sinonimo di sviluppo economico della Regione. Il difficile è passare dalle diagnosi alla cura”.
A proposito dei risultati della stagione estiva, Cassarà sostiene che: “Agosto ha evidenziato numeri in rosso a proposito delle presenze in Sicilia nel corso di questa stagione turistica. Prima di tirare le conclusione, sarà bene, però, aspettare i dati di settembre, un mese che avrà un’importante incidenza sul risultato finale della stagione estiva”.
Secondo la Fiavet, in quest’anno di difficoltà, imprenditori, operatori, politici continuano a parlare senza mettere mano ad un piano studiato per risolvere la questione. Cassarà, ovviamente, sta dalla parte degli operatori che, dice, sono quotidianamente in prima linea e fanno il possibile per attirare flussi turistici. “Ma – dice il presidente degli agenti di viaggio- le condizioni generali, le scelte di Governo e la sintonia necessaria delle autonomie locali non rispondono non paiono adeguate. Sono protese a gestire denari e competenze che dovrebbero interessare tutti e hanno bisogno del confronto e del controllo di tutti”.
Categorie che, a proposito di turismo, dovrebbero poter dare una sola risposta: la Sicilia merita d’essere, perché ne ha le caratteristiche e la potenzialità,  protagonista del suo sviluppo. “Notiamo, infatti, che –scrive Cassarà- si trova quasi sempre l’occasione per trattare temi non risolutivi, per attardarsi in “guerre fra poveri”, su polemiche antiche sulla rappresentatività delle associazioni di categoria, e, per finire, a dare la colpa di tutto alla burocrazia”.
Secondo la Fiavet: “La verità è che questa autoflagellazione non risolve alcun problema, fa il gioco di chi non vuole fare e distrae l’attenzione dai veri problemi”.
Secondo Giuseppe Cassarà, la Sicilia ha bisogno di una cura forte. Come recentemente ha fatto il presidente degli albergatori siciliani, il taorminese Sebastiano De Luca, anche il presidente delle agenzie di viaggio, ha stilato una sorta di carnet per indicare ai responsabili del governo siciliano, che si dice pronto a varare una nuova legge sul turismo, i punti che dovrebbero essere affrontati. Il tutto è sintetizzato in sei capitoletti: 1) un rapporto di concertazione permanente con gli operatori; 2) una delegiferazione che lasci in vigore norme essenziali ed una legge organica sul turismo, al passo con i tempi; 3) l’istituzione di uno strumento operativo come l’Agenzia Regionale per il Turismo che, finalmente, separi il momento strategico, proprio della politica, da quello operativo che deve essere flessibile e continuamente aggiornato; 4) la programmazione del territorio delimitandone la promozione non più in base ai confini geografici, ma a limiti di vocazione turistica omogenea; 5) la valorizzazione dei vari segmenti del turismo, a cominciare da quello congressuale e di eventi importanti, come politica seria di destagionalizzazione e d’allargamento dell’arco stagionale; 6) la messa a punto di strumenti di sostegno periferico della politica di sviluppo, come i sistemi turistici locali, coinvolgendo opportunamente le autonomie locali.
Cassarà, alla fine del suo intervento, non riesce a trattenere un attacco di pessimismo e scrive: “Potremmo continuare ancora. Ma, ancora una volta, temo che la storia si ripeta: la politica sembra volere affermare sempre di più di avere in essere depositaria della scienza infusa e di non avere bisogno di nessuno, salvo chiedere ai cittadini i soldi per esercitarsi nel potere. Così non si va da nessuna parte. E’ triste ammetterlo, ma è così”.
Anche a Taormina (e perché questa città dovrebbe essere diversa dal resto della Sicilia?), almeno sino ad oggi, la storia è sempre la stessa: politici ed amministratori fanno proclami e annunciano soluzioni, gli operatori si lamentano ma non sembrano intenzionati a chiedere di partecipare all’attività di Palazzo dei Giurati. E’ come se i protagonisti, pubblici e privati, della vita economica della città non abbiano ancora scoperto la maniera per lavorare insieme per fare (come si dice) il bene della città.

 

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