Turismo, tagliati del 37% i fondi per la promozione

TAORMINA – La notizia è di quelle che non possono non allarmare un comune come Taormina nel quale l’industria del turismo è la base principale dell’economia locale. Crollano i fondi per il turismo erogati a Comuni, Regioni e Province. Nel 2009 la cifra è scesa a 33 milioni di euro, circa il 31% in meno rispetto ai 49 stanziati nel 2008. Segno meno anche per la promozione, in calo del 37% rispetto al 2008, a 16 milioni di euro. L’allarme è stato lanciato nel corso della presentazione della quinta conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo, “Le città della cultura”, che si svolgerà a Torino dal 26 al 28 febbraio. “Abbiamo chiesto al governo – ha spiegato il presidente dell’Anci Leonardo Domenici – di riconsiderare i vincoli sugli investimenti, voce su cui fa perno il settore culturale, che ha bisogno, al più presto, di un rilancio”. A Domenici ha fatto eco l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi. “Nonostante i numerosi tagli sulla cultura il turismo e la cultura italiani vivono un momento di speranza, pur tra mille difficoltà – ha sottolineato Croppi – nel 2008 le presenze turistiche nell’Unione europea hanno fatto segnare una flessione del 14%, a fronte di un -12% in Italia”.
A Taormina, invece, la crisi delle presenze non pare aver risparmiato nessun settore. Sono calati pernottamenti per tutto il 2008: perdite si sono registrate in inverno, primavera ed anche in estate. Cali anche in coincidenza con le manifestazioni di Taormina Arte. Dati che hanno portato, nei primi giorni del 2009 ad una preoccupante serie di licenziamenti. Negli alberghi si sta pensando a ridurre il personale ma anche a non far diminuire lo standard dei servizi. Un problema di difficile soluzione perché i due fatti sono strettamente collegati: meno personale può voler dire diverso standard dei servizi. Certo è che i responsabili delle strutture ricettive temono che l’anno che è appena iniziato possa essere ancora più triste del 2008. Sono attesi nuovi crolli. Questo vuol dire che Taormina nei prossimi mesi potrebbe rischiare ulteriori cali, ben più pesanti dell’anno scorso. E’ questo che si aspettano gli operatori taorminesi?
Di fronte a questa situazione, appaiono preoccupanti le notizie diffuse dall’Anci che parla di tagli nei finanziamenti statali destinati al turismo. Roma ha previsto di ridurre i trasferimenti a Regioni, Province i Comuni. Questo vuol dire minori possibilità per organizzare iniziative destinate a fare promozione, varare programmi culturali e di spettacolo. Vuol dire anche non avere certezze per quanto riguarda la realizzazione di infrastrutture che possano far crescere l’appetibilità delle località turistiche.
Roma prevede i tagli e il governo regionale siciliano, che ha specifiche competenze nel turismo, non pare aver scelto una sua autonoma linea operativa. In Sicilia, proprio in questi momenti di crisi, si parla poco di turismo. Non pare avere un suo preciso progetto l’assessorato regionale al turismo. In queste condizioni diventa difficile per i comuni (in prima linea Taormina, capitale del turismo isolano) fare previsioni e varare provvedimenti studiate per affrontare la crisi in corso. A Taormina, però, le cose paiono complicarsi. L’amministrazione di Palazzo dei Giurati, infatti, si sta dimostrando pocc attrezzata per affrontare l’emergenza. La “politica locale” ed il mondo imprenditoriale continuano a confrontarsi senza però riuscire a mettere a frutto quel poco a disposizione per cercare di tamponare le perdite. Di recente, si è iniziato a discutere sulla necessità di “catturare” quelle che vengono chiamate le quote di “turismo di nicchia”, vale a dire tutta quella clientela che, sinora, è stata, in presenza di tempi di vacche grasse, snobbata. Ora, però, pare essere arrivato il tempo di andare a cercare nel mondo della terza età, dei turismo giovanile, di quello ecogastronomico, culturale, ambientale. Di tutto ciò si parla ma senza arrivare a soluzioni condivise. Si sceglie di rinviare, di creare contrapposizione tra maggioranza ed opposizione. Si guarda, a quanto pare, più alle dispute politiche invece che alle soluzioni utili e condivise. Soluzioni che potrebbe anche prevedere iniziative per bloccare i licenziamenti.

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