Messina. I massoni non accettano le accuse di La Piana

MESSINA – Non è piaciuto l’atto d’accusa dell’arcivescovo di Messina, mons. Calogero La Piana, nei confronti della massoneria che il presule ritiene una vera ”cappa” in grado di condizionare la vita della città. Ma c’era d’aspettarselo perché la denuncia dell’arcivescovo ha toccato un ”nervo scoperto”. A farsi sentire la Gran Loggia d’Italia, con un comunicato del gran maestro Luigi Pruneti il quale, tra l’altro, sostiene che “la massoneria è ancora una volta oggetto di attacchi ingiustificati”. “Secondo mons. La Piana – rileva Pruneti  – Messina sarebbe in mano alla massoneria, che controllerebbe tutto e tutti, impedendone lo sviluppo e la crescita. Le parole del prelato evidenziano come sulla massoneria permangano ancora pregiudizi e ignoranza. L’Arcivescovo individua alcuni elementi che minano le fondamenta della società attuale: il senso di sfiducia della gente nei confronti delle istituzioni; il degrado della città che non trova alcuna soluzione istituzionale; l’assenza di una vera cultura politica; gli scandali quotidiani: all’Università col rettore sospeso e alla Provincia col presidente indagato; la necessità di ricostruire valori sociali condivisi; l’assenza di senso civico; una visione troppo materialistica ed edonistica della vita; l’eccessivo permissivismo genitoriale; l’indebolimento dei vincoli familiari; l’assoluta mancanza di rispetto verso gli altri; la necessità di spazi culturali e di socializzazione in assenza dei quali la gente si allontana da tutto, anche dalla chiesa; l’urgenza di proteggere ed esaltare le bellezze naturali e di educare i giovani al senso di una fattiva imprenditorialità fuori dalla logica del posto fisso. Tutto vero. Ma cosa c’entra questo con la massoneria – si chiede il gran maestro Pruneti – e.qual è il nesso causale che renda certa la responsabilità della massoneria? E di quale massoneria si parla? Sono tantissimi i gruppi che si fregiano del nome di massoneria, senza essere per niente massoneria. La massoneria, e più nello specifico la Gran Loggia d’Italia, è una nobilissima istituzione che si rifà ad altrettanto nobili tradizioni e non si occupa, né si è mai occupata, di politica o di religione, ritenendole del tutto estranee alla sua natura. Ha invece come finalità la libertà di pensiero e di espressione, in tutte le sue forme. Le parole dell’arcivescovo non fanno altro che alimentare un clima di ostilità nei confronti dell’associazionismo massonico. A Messina, inoltre, esiste un’unica loggia appartenente alla Gran Loggia d’Italia. Non ci dato sapere né ci interessa saperlo – conclude Pruneti – quante altre logge massoniche ci siano in città, ma sembra del tutto inattendibile il numero di 32-38 riportato da mons. La Piana». Al contrario, invece, sembra che il numero di oltre 30 logge massoniche in città sia più che attendibile.
Il dire di mons. La Piana non è andato giù neppure al Partito Repubblicano, movimento politico storicamente vicino ad ambiente massoncici. A rispondere a La Piana ci ha pensato Pietro Currò, uomo di spicco del Pri messinese «Il pensiero che emerge dall’equazione mancato sviluppo uguale massoneria è falso – sostiene Currò – e logicamente medievale. Messina che muore ha responsabili precise e individuabile: sono i partiti politici, naturalmente in diversa misura, e i politici messinesi, con le eccezioni dovute. È la mancanza di politici illuminati, soprattutto nell’ultimo ventennio, che ha impedito e impedisce il decollo della città”, ha concluso Currò.
In pieno accordo con l’arcivescovo La Piana sono invece i Comunisti italiani ”Il Pdci da tempo sostiene che il mancato sviluppo di Messina è da addebitarsi a una “volontà superiore” che non solo controlla, ma addirittura gestisce il sistema e l’economia locale: dalle istituzioni accademiche in giù. Occorre –   sostengono i comunisti italiani – che anche il mondo cattolico si mobiliti seriamente contro un sistema di potere radicato, a tutti i livell».

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