Messina. Eredità terremoto: baracche e dignità negata

MESSINA – Tra qualche ora si concludono le manifestazioni per ricordare il centenario del terremoto di Messina. In questi giorni  i politici di turno, a qualsiasi grado di responsabilità, hanno manifestato impegno affinché la città possa  ‘’rialzarsi’’ dignitosamente, senza  genuflettersi. A distanza di un secolo Messina si porta appresso realtà umilianti, come quella delle centinaia di baracche disseminate nei vari rioni, ”eredità” del terremoto. Lì vivono essere umani emarginati, ai quali è stata negata la dignità, una vita decorosa. Ma poi ci commuoviamo e indigniamo, giusto che sia così, nel vedere le baraccopoli delle città sudamericane con bambini malvestiti tra rigagnoli di fogne. Uno spettacolo, chiamiamolo eufemisticamente così, che possiamo vedere in ‘’diretta’’ spostandoci di qualche chilometro dal centro città. Vero è – ma non sappiamo fino a quale punto – che il fenomeno delle bidonville a Messina è stato negli anni frutto di speculazioni da parte di gente che pur di ottenere una casa popolare ha voluto mantenere lo status di baraccato. Ma questa, spesso, è stata una sorta di attenuante delle classe politica per liberarsi la coscienza o per giustificare la sua incapacità. Un fatto storico, comunque, è certo: nelle baracche di legno ed eternit sono nate intere generazioni e i figli dei figli sono ancora lì, in attesa di entrare a far parte del mondo civile. Non ci avventuriamo nel ricordare i proclami di risanamento delle zone degradate, gli impegni di governi regionali e amministrazioni comunali succedutisi nel tempo perché sarebbe come scorrere un rosario di mancate promesse. Eppoi, e sta qui la contraddizione storica, si parla del Ponte sullo Stretto, un’opera del costo di miliardi che dovrebbe far sbalordire il mondo intero. E che c’entra il Ponte con le baracche? Probabilmente niente. Ma sentire il ritornello che la mega opera è prioritaria per superare le emergenze suona come un’offesa a coloro che hanno un cervello pensante. Che ben venga il Ponte ma santiddio, nel frattempo pensiamo alle cose ‘’spicciole’’ da fare, che hanno priorità, come appunto l’eliminazione delle bidonville, il che significherebbe eliminare una ‘’ferita’’ che da cento anni non si è riusciti ad emarginare e dalla quale gronda  il sangue di migliaia di esseri umani la cui unica colpa è quella di essere messinesi. Adesso che è calato il sipario sul centenario del terremoto, del problema baracche forse si parlerà in qualche sporadica occasione. E, intanto, quella vergogna ,  continuerà ad essere testimonianza concreta di inefficienza, incapacità, e superficialità politica, non solo messinese, che si limita a prendere atto che le baracche ci sono, ci sono state e ci saranno ancora chissà per quanti anni ancora.  E ieri sera, nello speciale Tg2, oltre alla distruzione del terremoto, sono state proposte le immagini della ‘’vergogna’’, che hanno fatto conoscere a tutt’Italia un angolo di Messina da Quarto Mondo.

Leave a Response