Fiumedinisi. Una querela alla base dell’omicidio Fleri

FIUMEDINISI – Un paese incredulo, attonito, il giorno dopo l’assassinio  dell’operaio di Fiumedinisi Giuseppe Fleri, 31 anni, ucciso nelle campagne di contrada ‘’Otti’’ ieri pomeriggio, con una fucilata sparatagli allo stomaco dal pensionato Antonino De Francesco, 63 anni, ex barbiere, originario di Fiumedinisi e residente  a Furci Siculo. De Francesco si trova ancora ricoverato al Policlinico piantonato dai carabinieri  per una frattura ad un braccio che gli sarebbe stata procurata dal giovane con un un tubo di ferro. Nelle prossime ore sarà interrogato dal sostituto procuratore Francesca Rende. Si cominciano, intanto, a delineare meglio i motivi che hanno spinto De Francesco a far fuoco contro Fleri. Il motivo scatenante, come viene confermato, è soprattutto legato a rancori mai sopiti, conseguenza di sconfinamenti di animali di proprietà di Fleri nel terreno di De Francesco. Si parla, inoltre, della sparizione di alcuni cani appartenenti all’omicida. L’episodio scatenante, comunque, pare risalga a mesi addietro quando De Francesco aveva denunciato ai carabinieri l’operaio accusandolo di essersi introdotto più volte nel suo appezzamento. Dalle indagini che stanno svolgendo i carabinieri della Compagnia Messina sud, che agiscono al comando del capitano Alessandro Di Stefano, giovedì pomeriggio Fleri aveva raggiunto le campagne di ‘’Otti’’ per incontrare De Francesco e convincerlo a ritirare la denuncia. Al netto rifiuto del pensionato, la discussione aveva preso una brutta piega, diventando man mano più animata. I due si rinfacciano vecchie storie, fino a quando perdono il controllo delle azioni. Arrivano alle mani, volano calci e pugni. Poi, a quanto è dato sapere, Fleri raccoglie da terra un pezzo di tubo e si avventa contro De Francesco, procurandogli la frattura di un braccio. Appena il pensionato prende le distanze dal giovane e nonostante sia preda del forte dolore per la frattura del braccio, riesce ugualmente ad armarsi con un fucile calibro 12 da caccia e a fare fuco da distanza ravvicinata. Fleri è colpito all’addome, mortalmente. La fucilata gli apre uno squarcio profondo, provocandogli devastazioni anche alle parti superiori delle gambe e del bacino. L’operaio sbianca in viso, poi crolla a terra in un lago di sangue. E’ in fin di vita ma  tenta una disperata fuga. Si rialza ma riesce a fare pochi passi, poi le forze gli vengono meno. Un ultimo sussulto e la morte. Gli inquirenti anche nei prossimi giorni ascolteranno la versione di De Francesco e quella dei familiari dei due uomini che hanno assistito, seppur da lontano, alle fasi della furibonda lite che ha preceduto l’omicidio. La famiglia di Giuseppe Fleri, anni addietro, era stata colpita da un altro lutto per l’uccisione di uno zio, Mario, il cui cadavere venne trovato sui colli San Rizzo, a Messina, dove aveva trasferito il gregge a pascolare.

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