Messina. Lettera al Rettore: la verità verrà alla luce

MESSINA – I prorettori dell’Università di Messina hanno inviato al rettore Francesco Tomasello una lunga lettera per esprimergli solidarietà sulla vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto. Ecco il testo integrale:
“Caro Rettore,
nel momento in cui, ancora una volta, l’Ateneo si trova al centro di eventi di larga, negativa risonanza nella pubblica opinione, frutto peraltro di talune deformate informazioni da parte degli organi di stampa, che ti hanno visto, tuo malgrado, direttamente e personalmente coinvolto, avvertiamo il bisogno di sottoporTi alcune riflessioni, maturate nel corso degli eventi stessi e rese ancora più salde alla luce dei loro esiti, per come ad oggi si presentano.
”In primo luogo – si legge nella lettera –  siamo certi che la verità dei fatti possa finalmente venire alla luce e manifestarsi così come ai nostri occhi appare e – se ce lo consenti – il nostro cuore desidera.
In secondo luogo, l’intensa ed ormai lunga cooperazione a te quotidianamente prestata ci ha dato modo di avvederci di quante e quanto significative siano le testimonianze da te offerte di come taluni principi-valori nei quali tutti ci riconosciamo (dalla legalità alla trasparenza, a quant’altro complessivamente dà senso all’ideale del servizio verso la istituzione universitaria e la comunità tutta che in essa opera) non costituiscano mere enunciazioni astratte, scritte nella Carta costituzionale o in un codice o in altri documenti normativi ancora, ma possano (e debbano) convertirsi in opere, in un insieme di fatti tangibili. Fatti che danno l’idea di una costruzione che si fa gradualmente e con non poca fatica e, talora, vera e propria sofferenza ma che alla fine gratifica chi la fa, concorre a farla, ciascuno per la propria parte e tutti assieme, partecipi di una comunità di persone che si stimano, come uomini prima ancora che come operatori, e che hanno la consapevolezza di poter dar corpo alla costruzione suddetta solo attraverso un apporto corale, solidale, fattivo.
”Di questa costruzione, per come è venuta alla luce negli anni del tuo servizio reso alla istituzione universitaria, nei vari uffici da Te ricoperti e, soprattutto, da ultimo in quello di Rettore, tu ti sei dimostrato – sostengono i prorettori – essere un artefice lungimirante ed appassionato. Non siamo solo noi a renderTene merito; è piuttosto la gran parte della comunità universitaria, dagli studenti ai docenti al personale tecnico-amministrativo, eccezion fatta di quei pochi che rimangono ciechi (vorremmo dire: maliziosamente ciechi) davanti alle tante cose buone fatte, mentre manifestano l’impulso irresistibile a mettere in evidenza, peraltro dandone alle volte una deformata rappresentazione, le cose ancora da fare oppure le altre che pure sono state fatte ma che, pur con ogni sforzo prodotto, non sono venute come avremmo desiderato.
”Non ti scriviamo, tuttavia, queste poche ma particolarmente sentite righe allo scopo di rammentare a te ciò che tu e noi con te abbiamo fatto: lo conosciamo bene e non avrebbe alcun senso dunque tornare ora a dirne. Tanto più che le tante buone cose fatte sono state con chiarezza illustrate nel corso della Conferenza di Ateneo del 20 novembre scorso alla quale hanno partecipato numerosissimi colleghi docenti, studenti e funzionari amministrativi. Ai dati puntualmente descritti in quella occasione un esiguo manipolo di docenti, anche al prezzo di recare guasti incalcolabili all’Ateneo, oppone slogans vuoti e strumentali al conseguimento di obiettivi che non fanno di certo il bene della comunità universitaria cui tutti apparteniamo.
Ti scriviamo – si legge ancora nella lettera inviata al rettore – dunque, per manifestarTi – così come ci vengono dettate dalla mente e dal cuore – parole di sentita solidarietà per i non pochi, vili attacchi che hai dovuto subire nel corso di questi anni difficili, sofferti ma anche esaltanti; parole di invito, altrettanto sentito, a restare sempre fermo, incrollabile nei tuoi ideali e sereno e fiducioso per l’avvenire, perché alla lunga il tempo è galantuomo e rende agli uomini, come Te, probi ed integri, che hanno sempre operato avendo a cuore solo il bene della istituzione e della comunità universitaria, ciò che è loro dovuto: l’onore, in primo luogo, e poi ancora le altre virtù che sono loro proprie e che altri ha inteso, maldestramente, oscurare e svilire. E ancora e soprattutto, sicuri di interpretare un sentimento largamente diffuso in seno alla comunità universitaria, vogliamo rivolgerTi l’invito a restare saldo nel tuo ufficio, non tanto o non solo perché hai dato ripetute, inconfutabili prove che quello è il posto giusto per Te, quanto perché è interesse della istituzione universitaria che Tu stia a quel posto, fintantoché le regole statutarie che presiedono all’avvicendamento nelle cariche Te lo consentono. Noi, dunque, non lo chiediamo né per Te né per noi; lo chiediamo per l’Università.
Continua, caro Rettore – chiude la lettra dei prorettori a Tomasello – a donare tutto te stesso alla nostra Università, affinché questa possa seguitare a crescere e ad operare nel migliore dei modi, pur in una congiuntura oggettivamente, complessivamente non benigna, che nondimeno non ci priva della speranza in un futuro migliore”.

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