MESSINA. POLITICHE ASSISTENZIALI, GUERRA TRA POVERI

Riceviamo e pubblichiamo.

 

La tensione alla costruzione di una società più giusta dovrebbe caratterizzare quotidianamente ogni uomo. Essendo stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, il Creatore per eccellenza, l’uomo è per natura portato a costruire. Ma la natura umana, a differenza di quella divina, è limitata e fallibile. Costruire implica fatica e responsabilità e può accadere che si preferisca optare per il disimpegno, specie se questo è favorito e incentivato da fattori esterni.

Per anni tali fattori hanno insistito su Messina, creando un certo tipo di mentalità. Politiche assistenziali selvagge hanno creato atteggiamenti di pretesa dinnanzi ai quali oggi lo Stato non riesce più a far fronte. Le cronache legate all’Università, all’Atm, all’emergenza rifiuti, e la lista potrebbe ancora continuare a lungo, evidenziano principalmente un aspetto: l’assistenzialismo anziché generare ricchezza ha prodotto egoismi; in una sorta di guerra tra poveri ognuno ha pensato di accaparrarsi il proprio pezzo di torta e lo ha fatto cercando di garantirsi il pezzo più grosso. Pensare ai propri interessi è normale e comprensibile, ma non può essere l’unico scopo della vita. Nell’Angelus di domenica 23 novembre il Santo Padre – richiamando il Vangelo di san Matteo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35) –  rivolgendosi ai fedeli ha usato parole chiare: «Chi non conosce questa pagina? Fa parte della nostra civiltà. […] Se mettiamo in pratica l’amore per il nostro prossimo, secondo il messaggio evangelico, allora facciamo spazio alla signoria di Dio, e il suo regno si realizza in mezzo a noi. Se invece ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovina». Dalle parole di Benedetto XVI risulta chiaro che ultimamente il vero problema di ogni uomo è educativo.

Nel caso specifico messinese si tratta di recuperare certi fondamentali del vivere civile e di costruzione del bene comune che sono andati persi. Ma come fare? Bisogna osservare la realtà e seguirne le indicazioni che essa dà. Quando si è in una stanza completamente buia la prima cosa che si pensa di fare è accendere una fiammella che riporti un po’ di luce, bisogna guardare a quella fiammella. Bisogna guardare a quelle minoranze creative che quotidianamente lavorano per il bene comune.

Domani nei supermercati di tutt’Italia, e dunque anche in quelli di Messina e provincia, saranno presenti numerosi volontari, che presteranno gratuitamente parte del loro tempo, per consentire alla Colletta Alimentare di mettere in campo il più geniale gesto educativo che si poteva pensare. Migliaia di volontari chiederanno a chi andrà a fare la spesa di donarne una parte per chi è indigente e lo farà non solo per rispondere, ma anche e soprattutto per condividere un bisogno con la consapevolezza che tutti siamo bisognosi. Ma bisognosi di cosa? Di un luogo, di persone in grado di educarci ad avere uno sguardo sul reale che sia vero, pieno e completo. Messina prima di ogni altra cosa è questo di cui ha bisogno. Nei supermercati cittadini domani ci saranno tante di queste persone, si guardi ad esse con speranza e con loro si collabori a costruire una città più giusta e più umana, secondo quel quaerere Deum che, nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, caratterizzò e determinò i monaci benedettini i quali, come ben sappiamo, volendo trovare ciò che vale e permane sempre, cioè la Vita stessa, finirono per ricostruire l’intera Europa.

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