Messina. I Carabinieri hanno festeggiato la loro patrona

MESSINA – I carabinieri del Comando interregionale Cuiqualber di Messina hanno oggi solennemente commemorato la loro patrona, la Virgo Fidelis, partecipando ad una messa solenne celebrata nel duomo dall’arcivescovo monsignor Calogero La Piana. La funzione religiosa, cui hanno partecipato numerose famiglie di militari, è stata accompagnata dalle note della fanfara della Brigata Meccanizzata “Aosta” e dai canti del coro di Camaro Superiore. Nella giornata odierna l’Arma ha anche celebrato la “giornata dell’orfano” ed il 67° anniversario di un epico fatto d’armi: la battaglia di Cuiqualber, nel corso della quale i carabinieri dell’allora I Battaglione Mobilitato, agli ordini del Maggiore Alfredo Serranti, scrivevano una delle pagine più fulgide e, ad un tempo, più dolorose della loro storia.
Al termine della celebrazione, letta la “preghiera del carabiniere”, ha preso la parola il generale Stefano Orlando, comandante dell’Interregionale Culqualber. L’ufficiale, rivolto un commosso pensiero ai carabinieri caduti ed alle loro famiglie, cui i militari in servizio ”devono sempre far sentire la loro premurosa e affettuosa vicinanza”, ha ricordato il fatto d’armi di Culqualber per il quale alla bandiera dell’Arma è stata concessa una medaglia d’oro al valor militare grazie al sacrificio degli uomini del I Battaglione Carabinieri Mobilitato che, benché stremati da oltre 100 giorni di resistenza, si difesero con indomita fermezza fino al quasi completo olocausto. Solo qualche decina furono i superstiti dell’impari lotta, cui lo stesso nemico, con la più sorprendente ammirazione, rese l’onore delle armi.
Il generale Orlando, rivolgendosi ai suoi uomini, carabinieri del Comando Interregionale Culqualber, ha sottolineato “come una sconfitta militare si trasformò in realtà in una vittoria morale”, ed ha ricordato che “un filo invisibile unisce l’eroismo di Culqualber a quello dei caduti di Nassirya” lungo “un percorso costellato di eroi sconosciuti, ma mai dimenticati”. Considerata “la particolarmente eredità ricevuta da quell’epico fatto d’armi”, i carabinieri sono stati invitati dal loro comandante ad “operare, nel diuturno assolvimento dei compiti istituzionali, con il medesimo slancio e la medesima fede”.

 

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