Taormina. Donna si ferì cadendo, Comune paga 2000 euro

TAORMINA- Per la caduta di una signora che passeggiava su una strada del centro, il comune di Taormina è stato condannato, con sentenza definitiva, a pagare  2000euro, oltre le spese generali al 12,505, IVA e CPA nella misura di legge. Lo ha disposto la sezione penale della Corte Suprema di Cassazione con  sentenza dello scorso settembre. I fatti a cui si riferisce la sentenza risalgono al 2006 quando, una signora mentre camminava in via Bandiera, una traversa del Corso, inciampava, come dice la Cassazione: “Su un dislivello privo di segnalazione (un tappetino di piastrelle di centimetri 120×40). Evento che le procurava lesioni personali”. Da qui la richiesta di danni e l’avvio di un lungo percorso giudiziario iniziato davanti al Giudice di Pace, passato dal Tribunale di Taormina e finito, per l’ultima sentenza in Cassazione.
Una sentenza che, in questi giorni ha già fatto il giro del Paese interessando studi legali e centri di valutazione di procedimenti giudiziari.
In pratica, ad essere condannati sono stati il sindaco ed il responsabile del servizio manutenzioni dell’ufficio tecnico comunale in carica al momento dei fatti. Erano loro, secondo la Cassazione che “Avevano il compito di vigilare nell’ambito delle rispettive competenze per evitare situazioni di pericolo ai cittadini, situazioni derivanti dalla non adeguata manutenzione e dal non adeguato controllo dello stato delle strade comunali”. Nella sentenza i giudici della Suprema Corte osservano che: “Non è certo richiesto né al sindaco, né al responsabile dell’Ufficio Tecnico di effettuare perlustrazioni o ronde di sorta, ma è sicuramente doveroso il loro attivarsi per avere, attraverso le varie articolazioni operative dei competenti uffici, le informazioni necessarie sullo stato delle strade comunali nonché adottare i provvedimenti organizzativi generali e dispositivi specifici per l’eliminazione dei pericoli accertati o comunque segnalati”.
Amministratori e tecnici comunali, in pratica, sono tenuti a predisporre un valido sistema di controllo in maniera tale da rimuovere eventuali inconvenienti che possono procurare danni ai cittadini. Secondo una delle osservazioni di natura giuridica pubblicate in questi giorni: “Il sindaco ed il responsabile dell’Ufficio tecnico assumono una posizione di garanzia sulla base di una generale norma di diligenza che impone agli organi dell’amministrazione comunale, rappresentativi o tecnici che siano, di vigilare nell’ambito delle rispettive competenze”.
La vicenda di Taormina può essere presa ad esempio. Non sembra siano tanti i comuni che hanno attivato un servizio di controllo e vigilanza per verificare lo stato delle strade. Questo vuol dire che, in base alla sentenza della Cassazione, da ora in poi potrebbero diventare tanti i cittadini che decideranno di chiedere risarcimenti per incidenti verificatisi per “colpa” della non perfetta tenuta del manto stradale.
A guardare bene, anche a Taormina, malgrado il precedente, le cose non vanno proprio bene. Basta fare qualche passeggiata per il centro per imbattersi in scalinate con “alzate” rotte o mancanti, strade con asfalto divelto o mal collocato, in avvallamenti, piccoli o grandi dislivelli. Condizioni che sono da considerare vere e proprie trappole per i pedoni e che andrebbero al più presto rimosse. Il tutto per evitare nuove procedimenti penali che possono andare a gravare sulle casse comunali ma anche per migliorare l’immagine della città che, proprio a causa delle attuali condizioni delle strade cittadine, appare “colpevolmente” appannata. A proposito di vigilanza da parte dell’amministrazione è da considerare che, spesso, a danneggiare le strade sono privati o società di servizi durante lavori di posa di tubazioni e cavi, condotte fognarie e così via. A fine lavori, molto spesso, il suolo pubblico viene sommariamente rimesso in pristino. Proprio in quel momento il comune dovrebbe svolgere il suo ruolo di controllore. In ogni caso è doveroso che Palazzo dei Giurati crei un servizio di manutenzione strade in maniera da evitare fatti come quello preso in esame dal Giudice di pace, dal Tribunale di Messina e dalla Cassazione.

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