Turismo. La Sicilia ha perso quote importanti di fatturato

TAORMINA – Tra le regioni del Sud, per quanto riguarda il turismo, la Sicilia potrebbe fare molto, molto se riuscisse a sfruttare le sue potenzialità ma, soprattutto, se utilizzasse in maniera moderna la forza della promozione turistica anche con il sostegno e l’organizzazione delle istituzioni. Questo vuol dire che l’industria turistica siciliana, anche per responsabilità delle istituzioni, ha perso quote importanti di fatturato, possibilità di creazione di nuove aziende e, quindi, di posti di lavoro. E’ quanto emerso durante i lavori del convegno organizzato per la presentazione del volume “Attrattive ed immagine turistica del Mezzogiorno” che raccoglie ricerche effettuate da Mercuri, Doxa, Ciset e Touring club. Dati discussi, alla presenza del presidente della Regione, Raffaele Lombardo e del sottosegretario con delega al turismo, Michela Vittoria Brambilla. Secondo quanto riportato nel volume, quindi, la Sicilia non ha mai saputo promuovere le sue caratteristiche territoriali, il suo patrimonio culturale e monumentale, la sua struttura ricettiva, il suo clima, la sua storia. Uno spreco enorme, difficilmente quantificabile ma sicuramente colpevole. “Siamo partiti dalla Sicilia – ha detto il sottosegretario – perché è, dopo la Toscana, la regione italiana più conosciuta all’estero. Ora, però, bisogna creare un sistema integrato di offerta turistica puntando su trasporti, aeroportualità, portualità e congressuale”.
Sempre a proposito di turismo, a Palermo, è emerso (ma la cosa era risaputa) che il sud dell’Europa ed in particolare il Mediterraneo sono in cima ai desideri dei viaggiatori europei e statunitensi. Questo vuol dire che è tempo che la Regione Sicilia si convinca che è indispensabile investire sul turismo per creare vere occasioni di sviluppo per la regione. Occorre, però, trasformare i potenziali in dati reali, in proposte, in pacchetti “Il 2009 – ha spiegato, intervenendo ai lavori di Palermo, Marco Berchi, direttore del settore studi, ricerche e periodici del Touring Club Italiano – sarà un anno di grandi difficoltà ma credo che le famiglie non rinunceranno del tutto alle vacanze. Al massimo presteranno ancora più attenzione al rapporto qualità-prezzo. E’ proprio sul concetto di qualità che si giocherà la sfida del 2009, in particolare sul fronte dell’offerta ricettiva e delle infrastrutture”.
Dello stesso avviso anche Emilio Becheri, amministratore della Mercury: “Bisogna però –ha detto- fare attenzione a non identificare le carenze sul fronte delle infrastrutture come un alibi per rimanere fermi”.
Riflessioni  che dovrebbero, finalmente, spingere la Regione a trovare soluzioni adeguate a problemi vecchi di anni, ad eliminare incrostazioni che hanno frenato lo sviluppo turistico, ad investire in un settore che tutti dicono essere produttivo.
Secondo le  ricerche presentate a Palermo, nel periodo 1995-2006, le presenze straniere nel Mezzogiorno, rispetto al totale dell’Italia, sono passate dal 12,9% al 13,6%, con picchi del 14,2% nel 2000. In termini di valori assoluti, le presenze nel Sud e nelle Isole sono state 14,6 milioni nel 1995, 19,9 milioni nel 2000 e 21,3 milioni nel 2006. Di queste, nel 1995 gli stranieri rappresentano il 27,7%, e nel 2006 il 29,3%. Fra gli stranieri in visita in Italia, la propensione a visitare il Mezzogiorno è massima per i giapponesi (30,2% del totale degli arrivi in Italia) e minima per gli austriaci (4,2%); in mezzo si collocano statunitensi (22,9%), francesi (14,9%), inglesi (14,8%), belgi (12,7%), olandesi (9,4%), tedeschi (8,4%) e svizzeri (6,8%).
 “Del resto – ha precisato Ennio Salamon presidente di Doxa – le potenzialità ci sono: quasi tutti i nostri intervistati all’estero conoscono, almeno di nome, la Sicilia. Per gli stranieri, spesso acquistare un pacchetto turistico significa comprare la possibilità di “vivere bene” anche per un breve periodo, la Sicilia può rappresentare la meta ideale perché accomuna in sé gastronomia, sole e mare, arte e accoglienza”.
Al termine dei lavori è stata annunciata la firma di un protocollo d’intesa per “la conduzione a sistema del turismo siciliano”, L’intesa vede come protagonisti il dipartimento del Turismo della presidenza del Consiglio dei Ministri e la Regione Siciliana. Il documento è stato firmato dal sottosegretario della presidenza del consiglio con delega al Turismo, Michela Brambilla, dal presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e dall’assessore regionale al Turismo, Titti Bufardeci. Il protocollo prevede la realizzazione di un polo formativo regionale per l’eccellenza, investimenti per la mobilità turistica e la rete dei trasporti, il potenziamento di sistemi di ospitalità diffusa, la creazione di circuiti commerciali per l’extra ricettivo, l’incremento della dotazione tecnologica, interventi per i sistemi museali e culturali, sviluppo del turismo congressuale. “Si tratta di un primo passo – ha detto l’assessore regionale al Turismo, Titti Bufardeci – che ci porterà a siglare specifici accordi di programma quadro sui temi che sono oggetto del protocollo d’intesa. Per il turismo siciliano è una grande opportunità. La Sicilia ha delle enormi potenzialità turistiche ancora non espresse. Ed è proprio per questo che stiamo lavorando con grande impegno per creare un sistema di eccellenze che renda competitiva la nostra offerta turistica sul mercato mondiale”. Per la Brambilla “si deve reinventare il Mezzogiorno. Non è possibile – ha aggiunto – che il turista del Nord Europa scavalchi la Sicilia e preferisca andare in altri Paesi come il Marocco e la Tunisia che possono vantare un miglior rapporto qualità-prezzo. L’obiettivo del protocollo che abbiamo firmato con la Regione getta le basi per creare un modello operativo in grado di sviluppare il sistema turistico siciliano rendendolo competitivo. La struttura che ne deriverà dovrà operare a 360 gradi per migliorare collegamenti, trasporti, modernizzare le strutture e attrarre investimenti stranieri”.

 

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