Sanità. Genovese: non disponibili a posizioni consociative

La gestione della sanità è diventata parte integrante di un sistema del potere che antepone l’interesse politico a quello dei cittadini. Per questi motivi non possiamo accettare che l’attuale drammatica situazione diventi il pretesto per l’approvazione di un piano di rientro che prevede il taglio di un numero di posti letto raddoppiato rispetto alle previsioni della precedente intesa tra il Ministro Livia Turco e l’assessore Lagalla”. Lo ha detto il segretario regionale del PD Francantonio Genovese, a conclusione della Direzione regionale del PD, convocata per approfondire i temi connessi al piano di rientro del deficit sanitario ed al progetto di riordino del settore su cui l’ARS sarà chiamata a pronunciarsi nelle prossime settimane.
“Continueremo, invece – aggiunge Genovese – a denunciare limiti e contraddizioni di questo piano che fa pagare ai cittadini il conto dei disastri provocati da una gestione dissennata della sanità, chiamando tutti i siciliani ad una forte mobilitazione. Sul piano di riordino è utile ed urgente chiarire la nostra posizione, onde evitare di far credere di essere disponibili a posizioni consociative con un governo regionale che, peraltro, su questo tema così delicato sembra non avere una maggioranza disposta a sostenerlo. Va detto, quindi, che pur condividendo la filosofia di un piano ispirato all’esigenza di ridurre e semplificare le strutture sanitarie (aziende, ospedali, ecc.) non potremmo sostenere mai un  disegno di legge come quello approvato con grande difficoltà dal governo regionale. E ciò non solo per non venir meno al nostro ruolo di opposizione, ma anche e soprattutto per una serie di ragioni sostanziali. Innanzi tutto c’è un aspetto centrale che rimane irrisolto: noi continuiamo a credere che ‘i politici debbano uscire dalla sanità’, mentre il piano di Lombardo nulla di nuovo dice sulla nomina dei manager che continueranno quindi a rimanere pascolo riservato dei governanti di turno. Ci sono poi altri aspetti non meno importanti che vanno approfonditi: dal ruolo dei sindaci, massime autorità sanitarie locali, che appare ancora non ben definito, alle gravi carenze della medicina territoriale che sarebbe chiamata a svolgere un ruolo per il quale non ha allo stato dotazioni sufficienti.”

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