Messina. Presentati gli scritti (1927-1936) di Pugliatti

MESSINA – “Gli scritti giuridici I (1927-1936)” di Salvatore Pugliatti (ed. Giuffrè, 2008), una lodevole iniziativa della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Messina, sono stati presentati nell’Aula Magna dell’Ateneo peloritano, gremita da autorità, docenti (era presente anche una rappresentanza dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria), studenti, intellettuali. A testimonianza che, dopo trentadue anni dalla scomparsa, il “carisma” del giurista di diritto civile ed ex Rettore dell’Università di Messina (1957-1975) non è stato assolutamente scalfito dal trascorrere inesorabile del tempo.
Pensatore, studioso, uomo di cultura poliedrico, caposcuola nel campo del diritto civile, ma anche, per dirla con le parole del prof. Angelo Falzea, Emerito dell’Università di Messina – uno dei due relatori del convegno, l’altro era il prof. Paolo Grossi, dell’Università di Firenze – “una figura non certo facile “, Salvatore Pugliatti non è stato solo è un grande civilista, ma una delle personalità più rappresentative del XX secolo, di cui la Facoltà di Giurisprudenza, l’Università di Messina, generazioni di allievi (oggi protagonisti nelle aule universitarie, nei tribunali, nelle professioni, ecc.) e tutta la nostra città possono sentirsi orgogliosi.
“Una figura, quella di Pugliatti, che personalmente mi intimidisce – come ha dichiarato il Rettore Tomasello – perché non è possibile perseguire un desiderio di emulazione, ma alla quale, questo sì, è possibile ispirarsi”.
Il carteggio degli “ scritti giuridici I “, ai quali seguiranno altri volumi a completamento dell’intera opera (come ha annunciato il Preside di Giurisprudenza, prof, Salvatore Berlingò) costituisce una rappresentazione di 10 anni di attività di Pugliatti, ma non è solo esposizione di pura scienza giuridica – di per sé apprezzabile, vista la maestria di Pugliatti al riguardo – ma spazia nei campi della musica (di cui Pugliatti fu cultore, critico e docente universitario), filosofia, politica, giornalismo.
Negli scritti emerge un elemento caratteristico, che contraddistingue tutta l’attività scientifica di Pugliatti, vale a dire una continuità/discontinuità riscontrata chiaramente dai proff.ri Berlingò e Grossi e sottolineata nei loro interventi
Tutto ciò, in perfetta armonia con l’essere stato il prof. Pugliatti, da un lato “giurista completo” (così definito dai proff.ri Silvestri, Scalisi, Falzea, Rescigno in un convegno del 2003) e, dall’altro, anche scienziato poliedrico, costantemente impegnato ad attenzionare, come ha spiegato il prof. Grossi “tutti i grandi problemi giuridici del secolo scorso, nel quale si è concretata la crisi della modernità giuridica”.
Gli scritti, che devono essere a ben ragione considerati un evento di grande importanza per tutta la cultura giuridica italiana, ci presentano un Pugliatti giovane (dai 27 a ai 33 anni) alle prese con una sorta di itinerario (“c’è un chiaro progetto nella testa dell’autore ”, dice il prof. Grossi) perché è come se Pugliatti vada alla ricerca di se stesso.
L’atteggiamento di Pugliatti nei confronti del diritto – per come emerge dagli scritti – era estremamente critico: le norme giuridiche non sono mai viste come un insieme di comandi, ma come sistema.
E Pugliatti, in quanto giurista sopraffino, di quel sistema è stato (insieme a tanti altri grandi della scienza giuridica, e puntualmente citati dal prof. Grossi, quali Romano, Mortati, Carnelutti, Falzea, La Pira) uno dei pilastri che – come ha affermato il prof. Grossi a conclusione del suo applaudito intervento – “presenta una modernità che ancora oggi va riproposta all’attenzione dei giovani che si cimentano nello studio delle scienze giuridiche”.

 

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