Messina. Chiesa in campo accanto a Rom e Sinti

MESSINA – Giovedì 16 ottobre, alle ore 18.00, a Messina presso l’Auditorium “Mons. Fasola” (via S. Filippo Bianchi) si terrà una conferenza dal titolo “La Chiesa in campo: la Pastorale tra i Rom e Sinti”, organizzata dalla Caritas e dall’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Messina Lipari S. Lucia del Mela. Interverranno mons. Piero Gabella, Presidente del Ccit – Comitè Catholique International Tzigane e don Federico Shiavon Sdb, direttore nazionale per la Pastorale tra i Rom e Sinti della Fondazione Migrantes. La situazione dei Rom e dei Sinti, purtroppo, in Italia resta problematica, anzi per molti versi è in costante peggioramento: ciò che più preoccupa è la mancanza di segni di speranza in un cambiamento che si traduca in un futuro migliore. La parte di società contraria alla presenza dei nomadi fa leva su paure ancestrali, semina dubbi, diffidenze e, non di rado, odio. Questi sentimenti spesso si diffondono anche nelle comunità ecclesiali, qualche volta annullando lo spirito evangelico che dovrebbe animarle. Sarà particolarmente arricchente, dunque, la presenza dei due relatori, testimoni privilegiati, che da diversi anni vivono nel campo nomadi; la conferenza sarà un’occasione per ascoltare la voce di una Chiesa che si fa visibile anche dentro il popolo degli zingari “abitandolo”. Una “Chiesa in Campo” è una Chiesa che annuncia una Presenza, una Persona che “è venuta ad abitare” incarnandosi. Ogni uomo ed ogni popolo si sono arricchiti di questa Presenza, che pone dei segni in mezzo ai suoi. Si tratta di leggere questi segni, convincendo: il popolo dei Rom e dei Sinti, che spesso dice di sé: siamo maledetti, cosa può esserci di buono in noi…; noi stessi, che talvolta ci mettiamo nella posizione di salvatori anziché di salvati; la Chiesa istituzionale e tutto il popolo di Dio, che è portato a dire: “Che cosa può venire di buono da questa gente?”. La Chiesa, che annuncia abitando”, non traduce solo le sue parole nella lingua del popolo zingaro; la Chiesa, che “agisce abitando”, non si limita a vivere in un accampamento, portando lì gli stessi gesti del proprio ambiente, continuando perciò un insegnamento distaccato dall’essenza della vita; ma si fa lievito producendo un unico pane.

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