Mini-casinò, ecco cosa offre Venezia a Taormina

Giuseppe Monaco

TAORMINA- L’argomento sarà affrontato, come annunciato nei giorni scorsi, in conferenza dei capi gruppo. Forse oggi. Poi, nei prossimi giorni, la questione mini casinò sarà inserita nell’ordine del giorno del Consiglio comunale. Per la prima volta, intanto, Tele90 è in grado di riportare, sinteticamente, i termini dell’offerta della direzione del Casinò di Venezia.
Prima di passare ai dati tecnici dell’offerta, vale la pena riferire, però, che non ha destato, almeno così pare, particolari commenti l’iniziativa dell’amministrazione comunale di Alì Terme che si è dichiarata pronta ad ospitare quel mini casinò targato Venezia sul quale Taormina non si è ancora pronunciata. Il comune rivierasco, stando alle dichiarazioni degli assessori Carmelo Saracino e Tommaso Micalizzi, non  intenderebbe lanciare nessuna sfida. Si è messo in gioco perché  “la capitale del turismo siciliano” non ha ancora espresso nessun parere definitivo. Intanto, la proposta di Alì Terme è stata ufficializzata dal sindaco del comune termale, Lorenzo Grasso, che ha scritto alla direzione del casinò della Laguna per dichiarare: “La propria disponibilità per l’apertura di una mini casa da gioco targato Venezia”.
Un’iniziativa che a Taormina è stata commentata senza troppo calore e con solo un pizzico di curiosità.
Taormina nicchia, Alì Terme si dichiara pronto ad ospitare slot machine e tavoli da poker. A questo punto vale la pena cercare di capire di cosa, da ormai più di un mese, si sta parlando. Per riuscirci ci si può basare su una sorta di “offerta tipo” che il casinò di Venezia sta facendo girare per l’Italia alla ricerca di parteners che possano consentirgli di veder crescere i propri guadagni. Per adesso l’ufficio marketing veneziano ha contattato alcune delle più conosciute località turistiche ma non è detto che non possa accontentarsi anche di centri che, per la loro posizione, potrebbero, almeno sulla carta, interessare potenziali clienti di un vasto territorio. Taormina fa parte della “prima scelta”; Alì Terme rappresenta una valida alternativa. Nella broucher della città della laguna si legge: “Il casinò di Venezia intende aprire una catena di punti vendita per offrire il gioco in modo professionale, legale, controllato. Per l’apertura dei suoi negozi, cerca di associarsi a marchi leader nel settore della ricezione rivolgendosi ai clienti di target medio-alto conservando in tal modo l’immagine legata al suo marchio”.
Un particolare merita di essere sottolineato: Venezia non parla di mini casinò ma di punti vendita, di negozi. La direzione della casa da gioco di Venezia, inoltre, scrive: “Il gioco, inteso come divertimento ed emozione, non necessita di diventare gioco d’azzardo. Le somme da investire non devono essere mai elevate e, quindi, compromettere il cliente economicamente e psicologicamente. L’offerta rispecchia questo principio ed offre una gamma di giochi elettronici e da tavolo con modalità di partecipazione puramente ludiche”.
Secondo il piano economico base presentato, al gestore, al netto di tutte le spese, resterebbe il 4,5 per cento degli incassi. Secondo il casinò di Venezia, le macchinette: “se collocate in un buon negozio potrebbero incassare da un minino di 300 ad un massimo di 2000 euro al giorno”. Per quanto, invece, riguarda i tavoli per il poker texas hold’em, secondo le norme dei Monopoli di Stato, possono partecipare, per ogni torneo e per ogni tavolo, 10 giocatori dopo aver versato una quota di 50 euro. Le quote formeranno il montepremi sul quale l’organizzatore del torneo è autorizzato a trattenere sino al 20 per cento. I premi non sono in denaro ma in beni consumo. Tutto è basato, per quanto riguarda il poker, sulla legge finanziaria del 2007 (legge 296/2006 art. 1, comma 93) che prevede che: “Il gioco di carte di qualsiasi tipo, qualora siano organizzati sotto forma di torneo e nel caso in cui la posta di gioco sia costituita esclusivamente dalla sola quota d’iscrizione, sono considerati giochi d’abilità”. In base ad un parere del Ministero dell’Interno, i tornei di carte possono essere autorizzati dalla Questura competente del territorio. Nello stesso opuscolo presentato in diverse località italiane, il casinò di Venezia fa autopropaganda ricordando che è “uno dei quattro casinò autorizzati dai Monopoli di Stato in Italia che è leader nel mercato italiano e nel mercato europeo. Il suo marchio ha un posizionamento top level in tutta Europa. Nel 2006 –si legge ancora- ha registrato incassi per 214 milioni di euro ricavando un utile di 108 milioni di euro con un  incremento del 15,45 per cento rispetto il 2005. Nel 2007 il casinò di Venezia ha mantenuto gli stessi incassi. Questa la posta in palio. Il comune di Taormina, su quest’argomento, non ha, sinora, aperto nessun dibattito politico ed amministrativo. Si sa solo che l’eventuale apertura dei “negozi veneziani” sarà oggetto, dopo la conferenza dei capi gruppo consiliari di Palazzo dei Giurati, di una riunione dell’assemblea cittadina. Venezia aspetterà i tempi della politica taorminese o prenderà in esame la proposta di Alì Terme?

 

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