Taormina. Sviluppo dell’Africa, opportunità per l’Europa

TAORMINA – Guardare l’Africa con occhi diversi, scoprire e valorizzare le sue potenzialità e la sua voglia di crescita.
Con questo spirito si è chiusa la II edizione del forum “Lo Sviluppo dell’Africa, un’opportunità per l’Europa, per l’Italia e per la Sicilia”, il convegno organizzato dalla The European House Ambrosetti  al S. Domenico di Taormina. Due giornate intense, durante le quali studiosi, scienziati e rappresentanti delle istituzioni si sono confrontati per analizzare la realtà africana e per delineare i progetti, già in cantiere, con cui cominciare a disegnare un futuro più roseo per i popoli del sud del mondo. 
Un continente, quello africano, che – come sottolineato dal presidente della fondazione Banco di Sicilia, Giovanni Puglisi – negli scorsi decenni è stata relegato a bordo campo. Oggi sarebbe un errore non sfruttare le potenzialità e le risorse di questa terra come strumenti di sviluppo. Uno sviluppo che passa attraverso tre progetti fondamentali basati sulla formazione e il capitale umano, sul turismo culturale e sulla telemedicina; in questo quadro l’Europa, e la Sicilia in particolare, diventano protagoniste strategiche.
Per il secondo anno, dunque, la Sicilia è la terra che ospita l’incontro tra ministri ed esponenti del mondo politico e economico, riuniti per prospettare nuove possibilità per le aree più povere. E proprio la Sicilia, come ribadito dal suo presidente, Raffaele Lombardo, si candida ad assumere un ruolo di snodo, di iniziativa con l’ impegno  di utilizzare in modo adeguato  le risorse. 
Tra dibattiti e tavole rotonde sono, infatti, emerse luci e ombre di un sistema italiano ed europeo che in questi anni ha supportato l’Africa, ma che, al tempo stesso, ha ancora tanto da imparare, specie nel modo di concepire il popolo africano.
Per la pace è indispensabile il libero commercio, un’idea ribadita con forza dall’onorevole Antonio Martino durante il suo intervento: «La libertà delle relazioni economiche tra abitanti diversi – ha detto – è fondamentale e, come tale, va valorizzata».
Sul piano degli investimenti per la sostenibilità il programma Dream (Drug resource enhancement against AIDS and Malnutrition) della comunità di S. Egidio rilancia e rafforza le attività di formazione a distanza, utili  per contrastare l’HIV. A Messina, in particolare, la comunità è presente con un centro specializzato dove vengono sviluppati software necessari per la telemedicina.
Di questo argomento ha parlato anche il rettore dell’Università di Messina, prof. Francesco Tomasello: «La telemedicina  – ha detto – offre la possibilità di avere in tempo reale immagini diagnostiche, ma anche valutazioni dirette del paziente. Tuttavia non bisogna pensare che essa sia basata solo sulla tecnologia. È necessario condividere le linee guida della medicina e prevedere una serie di missioni, di interventi diretti perché si riducano le distanze e si contribuisca all’ottimizzazione delle risorse».
Durante i lavori è stato analizzato anche il ruolo che i cinesi hanno avuto e hanno nello sviluppo Africano; è significativo che proprio la Cina sia stata spesso presa come punto di riferimento. La terra verso cui vi è, in genere, un atteggiamento ostile, in realtà è quella che ha creato e  continua a creare opportunità concrete per il sud del mondo. Da qui il richiamo a una politica europea più interventista, più proiettata a investire nella competitività. Ma il problema non è solo che cosa noi possiamo fare per l’Africa, ma come possiamo imparare a lavorare insieme. Così Kathleen Kennedy (Georgetown University and Harvard University) ha richiamato l’attenzione sull’importanza di riconoscere i talenti dell’Africa, comprendendo veramente chi sono gli africani, ponendo al tempo stesso l’accento sul pericolo, sempre imminente, della corruzione.
Un male dannoso, quest’ultimo, richiamato anche dalla coordinatrice dello Zambia per il Global Compact delle Nazioni Unite, Rosario Chailunga Fundanga – protagonista della seconda giornata – che citando i dati ufficiali dell’Unione africana, ha detto: «Nel 2004 il nostro continente ha visto andare in fumo una somma complessiva di 148 miliardi di dollari ». Per scommettere sul futuro bisogna prima di tutto combattere contro questi fenomeni. Tra i paesi che hanno già imboccato la via del cambiamento, c’è il Mozambico che in questi anni ha saputo fare passi in avanti: «Oggi – ha sottolineato il ministro dell’energia Salvador Namburete,  il Mozambico ha raggiunto una crescita economica del 5 % l’anno; nel  92 l’incremento pro-capite era di un dollaro al mese».
Tanti i rappresentanti del continente nero, intervenuti a Taormina, tra questi  anche il prof. Chukwrah Philip Emeagwali, scienziato nigeriano di Akure, considerato uno dei migliori cervelli scientifici del mondo, che ha parlato della possibilità di trasformare l’Africa nella nuova frontiera dell’informatica, descrivendo una realtà futura in cui molti giovani africani potrebbero lavorare grazie alla tecnologia.
Ma il domani dell’Africa passa soprattutto attraverso l’energia; “Quale energia per il futuro?L’Africa e il solare Termodinamico” è il tema analizzato dal premio nobel per la fisica Carlo Rubbia. Qui la partita si gioca tutta sull’energie alternative: solare e nucleare; su una piccola parte del deserto del Sahara si potrebbe produrre energia in grado di soddisfare milioni di persone. I paesi del sole, Sicilia e Africa in testa, devono quindi saper sfruttare le opportunità che la natura offre. Il governo italiano, presente con il sottosegretario agli esteri Vincenzo Scotti (in videoconferenza da Roma), con il capo dell’Unità di coordinamento del ministero degli esteri Vincenzo Schioppa e con il rappresentante personale del presidente del Consiglio per l’Africa, Luca Riccardi, ha assicurato la volontà dell’Italia a intraprendere un cammino nuovo, dove le relazioni con i paesi del sud del mondo cambino volto e siano animate da un reale spirito di cooperazione, per garantire una reciproca crescita economica, commerciale e culturale.
Per cogliere il senso di questo forum sono significative le parole pronunciate il 2 ottobre dal fondatore della Comunità di S. Egidio, Andrea Riccardi quando, in una prospettiva di cambiamento, ha parlato di ristrutturare il  pensiero e la mentalità. «I giovani africani – ha sottolineato – sono desiderosi di futuro, guardano e osservano le altre culture con curiosità ed entusiasmo. Allora impariamo a pensare a un rapporto egualitario tra Europei e Africani, dove la solidarietà non è politica di buon cuore, ma una realtà geografica, una necessità della storia».

 

 

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