PORTI TURISTICI A TAORMINA E GIARDINI, COLPEVOLI RITARDI

TAORMINA – Il governo nazionale e quello della Regione siciliana guardano con particolare attenzione al turismo nautico. E’ quanto emerso nel corso dei lavori del Salone della Nautica di Genova. Sull’argomento, sono intervenuti il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, e l’assessore regionale al Turismo, Titti Bufardeci. Per tutti e due è strategico e quindi  indispensabile puntare sul mare per sfruttare una delle maggiori risorse turistiche italiane. Anzi, per Bufardeci la Sicilla ha già fatto molto in questo settore. Comunque, si appresta a favorire nuovi investimenti.
Discorsi interessanti che dovrebbero far scattare l’interesse degli amministratori di Giardini Naxos e di Taormina dei due comuni che, da soli, riescono a fatturare quasi il 35 per cento del movimento turistico siciliano. Si tratta di due realtà che basano gran parte delle loro fortune proprio sul mare ma che non sono riuscite, ancora, ad inserirsi in uno dei segmenti turistici che presentano il più alto indice di crescita. Le amministrazioni locali, sino ad oggi, sono riuscite solo a confrontarsi, scontrarsi, varare programmi, cercare intese con privati. I risultati sono davanti agli occhi di tutti: solo un moncone di porto nella rada di Naxos. Poca cosa se si pensa che in altre località isolane sono stati avviati progetti ambiziosi, alcuni dei quali sono diventati semi realtà. Taormina e Giardini Naxos, in questo settore, sono in notevole, colpevole, inconcepibile ritardo.
“Il governo si appresta a varare un programma straordinario di interventi in favore della portualità turistica”. E’ quanto annunciato dal ministro Scajola  a Genova. L’annuncio ha fornito subito una prima risposta alle richieste dell’Unione Nazionale dei cantieri e delle industrie nautiche ed affini (Ucina) per sostenere una produzione di unità da diporto in crescita (3,3 mld, +11,4% nel 2007), ma destinata per il 56% all’estero e che viaggia a due velocità: +23% i megayacht, solo + 5% la piccola nautica. Secondo il presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni  si potrebbero ricavare 39 mila posti barca senza nuove infrastrutture ma riutilizzando gli spazi già esistenti all’interno dei porti mercantili sottoutilizzati, realizzabili con investimenti limitati.
“Abbiamo bisogno di velocizzare e snellire la costruzione dei porticcioli- ha spiegato il ministro –  e per questo stiamo pensando ad un piano straordinario con cui cercheremo la massima condivisione con le Regioni, con l’obiettivo di rilancio turistico del nostro Paese”. Il ministro ha promesso alla nautica il sostegno del governo su tutta la linea: per la revisione del codice della nautica, varato dopo due anni d’attesa, ma già in parte superato, per il regolamento dei super yacht e per la normativa sulla locazione. E come primo passo, ha rinnovato con Ucina l’intesa che prevede interventi per la promozione della nautica da diporto sui mercati esteri.
Nettamente positivo l’intervento di Bufardeci che, tra l’altro, ha annunciato il varo di un piano per lo sviluppo dei porti turistici in Sicilia che comporterà una spesa complessiva di oltre 200 milioni di euro, in buona parte provenienti da fondi Ue. A proposito della nautica da diporto, Bufardeci ha detto: “E’ anche grazie alla rete dei porti turistici realizzata in questi anni che la Sicilia può puntare a raggiungere il primato nella nautica da diporto nel Mediterraneo. Le nostre infrastrutture –ha proseguito- s’inquadrano in una strategia di più generale potenziamento del settore, con la creazione di un vero e proprio sistema logistico per la promozione turistica in quest’importante segmento. La Sicilia deve al mare buona parte della fortuna e dal mare deve ripartire per riconquistare quel ruolo centrale che per secoli, grazie alla fortunata posizione geografica, ha avuto nel bacino del Mediterraneo”.
Un’osservazione, quest’ultima, che a Taormina e Giardini Naxos (ma più genericamente, in tutto il comprensorio) dovrebbe trovare un’eco particolare. E non l’indifferenza, la confusione, un ingiustificato campanilismo.

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