LA SCUOLA? UN BENE DA RESTITUIRE ALLA SOCIETA’ CIVILE

Le polemiche sulla ‘privatizzazione’ della scuola pubblica e sulle scuole ‘paritarie’ dimostrano, di nuovo, la sussistenza di una grande confusione concettuale, sulla quale non di rado si radica il pregiudizio, e di un grande assente: la famiglia.
  Bisogna notare che i rapporti tra scuola e famiglia assumono connotazioni assai diverse, a seconda dell’organizzarsi del sistema scolastico nazionale secondo modelli forti o deboli di pluralismo, vale a dire di apertura o meno delle istituzioni scolastiche alla società civile.
  Le esperienze di altri Paesi lo dimostrano, mettendo in evidenza i possibili esiti paradossali per cui negli ordinamenti scolastici statalisti, dove cioè più forte dovrebbe essere il ruolo della famiglia nella scuola, questo in realtà rischia di essere presenza debole o addirittura inesistente.
  Il sistema italiano di istruzione, nato nell’età dell’unificazione nazionale, ha avuto grandi meriti per la formazione di una identità condivisa, di una cittadinanza effettiva, di una progressiva elevazione culturale di tutti. Però è sorto nell’età liberale con forte connotazione statalista, che si è rafforzata nell’età del fascismo: la scuola è stata in sostanza concepita come strumento per formare alla cultura della classe dominante. Questo spiega, tra l’altro, perché il sistema scolastico italiano sia stato marcato, per più di un secolo, da un pluralismo debole e da una sostanziale emarginazione della famiglia e, più in generale, della società.
  La Costituzione del 1948 segna una svolta. Sia perché ad essa è soggiacente il modello di una società pluralistica, il cui pluralismo va tra l’altro protetto e promosso; sia perché recupera alla famiglia un ruolo fondamentale nell’educazione dei figli, escludendo la figura dello Stato-educatore e prevedendo, in una prospettiva di sussidiarietà, un’armonica relazione tra educazione ed istruzione. Ma nella Prima Repubblica lo spirito della Costituzione ha avuto difficoltà di recezione per il permanere di un’antistorica concezione statalistica nella destra liberale e fascista, così come nella sinistra marxista.
  I tentativi passati di un significativo coinvolgimento della famiglia nella scuola, chiaramente ispirati alla preoccupazione (seppure tardiva) di dare concreta attuazione al dettato costituzionale, sono stati per lo più deludenti. Si pensi alla esperienza degli organi collegiali. Viceversa alcune importanti riforme degli ultimi anni sembravano aprire a maggiori speranze: in particolare il processo di autonomia della scuola pubblica, segnando la sua ‘destatalizzazione’ (che non significa ‘de-pubblicizzazione’!) e la sua riconduzione alla società civile, presupponeva tra l’altro un maggior coinvolgimento anche della famiglia; lo stesso dicasi per l’istituzione delle scuole paritarie, che sono scuole pubbliche ancorché non statali, in buona parte originate dalla società civile. Ma le riforme si sono fermate.
  Il processo riformatore, che pure ha presentato delle contraddizioni, va ripreso, per armonizzare il sistema nazionale di istruzione non solo al modello costituzionale ma anche a quelli europei. Appare necessario anche un forte cambio di mentalità da parte di tutti, che porti ad una più aperta esperienza dei rapporti tra scuola e famiglia.
  Più in generale occorre restituire la scuola, servizio pubblico per eccellenza, alla società civile.

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