Taormina, dubbi su necessità di nuovi alberghi

TAORMINA – Taormina ha bisogno di nuovi alberghi? Una questione che, da anni, interessa la classe politica ed imprenditoriale. All’interrogativo, una risposta, indiretta, arriva ora direttamente dagli uffici dell’assessorato regionale al Turismo. Secondo Pier Carmelo Russo, dirigente regionale del Dipartimento Turismo, come riportato da Travel Sicilia, quotidiano d’informazione delle agenzie di viaggio: “I dati sull’occupazione dei posti letto, dimostrano che per migliorare l’offerta del turismo della Sicilia, non è il caso di costruire nuove strutture”. A questa affermazione, Russo ha fatto seguire un’interessante notizia: “Nella nuova programmazione i soldi debbono andare per investimenti legati ai completamenti ed ai restauri. Va anche detto che gli effetti economici vanno misurati col tempo. Avendo aumentato l’offerta di 4 e 5 stelle aumenterà anche l’investimento dei turisti”.
Le dichiarazioni del dirigente regionale, a Taormina vanno inserite nel dibattito in corso sul piano PRUSST Valdemone che prevede la costruzione di nuove strutture ricettive per un totale di 5000 posti letto. Gli alberghi dovrebbero nascere, soprattutto, in aree di grande interesse paesaggistico. Su questo particolare, sono nate e si sono sviluppate le contestazioni. Sinora, le amministrazioni comunali  che si sono succedute a Palazzo dei Giurati, hanno preso tempo bloccando, di fatto, le pratiche PRUSST. Anche la nuova amministrazione, quella di Mauro Passalacqua, ha messo una serie di paletti. Il sindaco, e, ovviamente, esponenti di primo piano del Consiglio comunale, hanno dichiarato che le pratiche per i nuovi alberghi devono essere vagliate con estrema attenzione per verificare se sono “compatibili” rispetto all’attuale patrimonio ricettivo e se sono ecosostenibili. Ci s’interroga, anche, se le fogne cittadine ed i depuratori consortili sono nelle condizioni di sopportare il carico di 5000 nuovi posti letto.
Fra il 2002 e il 2006 – secondo i dati di uno studio sugli effetti di Agenda 2000 sul turismo in Sicilia coordinato dal  Russo- gli hotel a 4 e 5 stelle in Sicilia sono arrivati a toccare quota 200. Di pari passo è ovviamente cresciuto anche il numero complessivo dei posti letto che è passato da 88 mila a 108 mila. Ad un tale aumento di strutture ricettive e posti letto, non è corrisposto un incremento di turisti: nel 2000, infatti, il tasso di occupazione era pari al 41%, nel 2002 è sceso al 35,2% fino a toccare il 31,5% nel 2006.
Ma Giuseppe Cassarà, presidente Nazionale Fiavet in merito alla relazione dell’assessorato regionale al Turismo sul rapporto “Nuovi posti letto/occupazione”, precisa: “La rappresentazione che emerge da tale indagine – scrive – appare superficiale poiché non tiene conto che le strutture appena terminate debbono essere ‘avviate’ e ‘commercializzate’ prima di essere ‘riempite’. Non bisogna dimenticare, inoltre, che un approfondito esame delle necessità per lo sviluppo del turismo in Sicilia, già nel 1976, indicava l’obbiettivo di 100.00 posti letto. Un traguardo soltanto oggi appena raggiunto. Il messaggio che passa dalla lettura di alcune dichiarazioni è, invece, quello di inibire qualsiasi attività nel settore ricettivo in Sicilia, mentre, probabilmente, varrebbe la pena di condurre un’analisi approfondita sulle reali ricadute della spesa pubblica sull’aumento dei flussi turistici”.
Da questa osservazione, prende il via quella che può considerarsi una pesante polemica nei confronti dell’assessorato regionale al turismo.  “Avviando un’attenta analisi, forse, si scoprirebbe – dice Cassarà – che lo sforzo pubblico è stato irrilevante e che l’aumento dei flussi registrati in questi anni riguarda esclusivamente lo sforzo degli imprenditori privati costretti ad investire in promozione (anche senza contributi) per assicurare la sopravvivenza delle loro aziende. Dobbiamo chiederci quali e quanti aiuti sono stati dati agli operatori siciliani, quante volte il pubblico si è confrontato con il privato e quante altre volte sono stati aggiornati gli strumenti legislativi e regolamentari del settore. Troppo facile e fuorviante il confronto immediato che viene proposto a proposito di “nuovi posti letto – incremento dell’occupazione”. Per capire meglio, forse varrebbe la pena di istituire un tavolo di confronto serio e concreto sullo sviluppo e sulle regole, magari ‘snobbando’ meno il sistema privato con una buona dose di ‘umiltà’ da parte di quello pubblico.
La programmazione – conclude il numero uno di Fiavet – è una cosa troppo seria e importante e lo diventa di più se si pensa che, se non si vuole perdere l’ultimo treno 2007/2013, dobbiamo pensarci subito in un rinnovato e ragionevole rapporto della Pubblica Amministrazione con il sistema privato, altrimenti perpetueremo gli errori del passato e continueremo a fare analisi inutili”.

 

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