Nuovi casinò nel Nord Est. E Taormina aspetta…

Giuseppe Monaco

TAORMINA – In Italia, da ferragosto, funziona un nuovo casinò. Non è quello di Taormina. La nuova sala giochi è stata inaugurata, lo scorso 13 agosto, a Gallio, in provincia di Vicenza, sotto l’egida del Casinò di Venezia. Si tratta, dicono le ipocrite cronache del nord est, di un minicasinò . Ma non è finita. Sempre nel nord est, saranno aperte altre sale da gioco a Lignano Sabbiadoro e, successivamente a Lido di Venezia, Verona e Cortina. La notizia, ufficializzata anche da lanci dell’agenzia Ansa, è dell’incredibile perché arriva quando Taormina ha riaperto la sua vertenza per riavere la casa da gioco che funzionò a villa Mon Repos, dal 1962 al 1965. Le cronache, sempre quella del nord est, dicono che quello di Gallio, è una sala giochi con le slot machine alle quali, a breve, si aggiungeranno i tavoli per i tornei di Texas Poker Hold’em. Occupa quasi 300 metri quadrati di un elegante albergo dell’Altopiano che può contare, oltre che sulle strutture ricettive, anche su un centro benessere.  La sala giochi è nata grazie ad una legge del 2006, voluta dall’allora ministro Bersani, che concedeva l’apertura di sale giochi, “senza tavoli verdi”. Il presidente del Casinò di Venezia Mauro Pizzigati e il direttore Carlo Pagan chiesero, pagarono ed ottennero ben cinque di queste licenze con lo scopo di dare ancor più visibilità al logo Casinò della città della laguna e frenare l’esodo di giocatori del nordest verso i casinò di Slovenia e Croazia. “Abbiamo scelto la data di mercoledì 13 agosto come portafortuna – ha dichiarato Mariza Roncadin, amministratore delegato del gruppo del quale fa parte l’albergo di  Gallio- una fortuna che spero coinvolga l’intero  l’Altopiano.  L’interesse verso le slot machine dovrebbe portare ad un coinvolgimento di tutta la zona. Il marchio Casinò di Venezia sarà una garanzia per tutti”.  Una notizia del genere, a Taormina, non è facile da commentare. C’è da dire, solo, almeno per il momento, che può solo provocare stizza. Anzi può fare solo gridare allo scandalo. Quanto è vietato in Sicilia, in una località turistica di primo piano, è concesso vicino Vicenza, in una località turistica non certo di primo piano. Ma basterà aspettare ancora qualche mese per vedere inaugurato il mini casinò di Cortina. Si può sottolineare un altro particolare: Venezia deve fronteggiare la concorrenza della Croazia. Taormina e la Sicilia, invece, debbono continuare ad accettare che i turisti la “superino” per andare a Malta (dove funziona una succursale del casinò di Venezia) e devono vedere centinaia di migliaia di Siciliani che approfittano delle offerte della vicina isola per andare a giocare ai tavoli verdi. Solo di scandalo, quindi, si può parlare. Anche perché il casinò di Venezia, sino a ferragosto 2008, registrava incassi annui intorno ai 210 milioni ed ospita oltre 1 milione di persone. Con Gallio, Lignano, Venezia, Verona e Cortina, vedrà aumentare sensibilmente i suoi utili. Ciò vorrà dire che crescerà la disparità, a proposito di case da gioco, tra il nord est e la Sicilia, tra Venezia e Cortina e Taormina. Insomma, è proprio vero, la legge in Italia non è uguale per tutti. Se si parla di casinò, quello che è possibile al nord è severamente vietato in Sicilia e specificatamente a Taormina. Cosa dire di altro. Nulla. Ora c’è solo da attendere le reazioni dell’amministrazione comunale di Taormina e quella dei parlamentari nazionali e regionali della Sicilia. Anche se bisogna chiedersi: ma dove erano i parlamentari siciliani nel 2006, quando fu approvata la legge proposta di Bersani e che, alla luce dei fatti, ha finito per favorire solo il nord est?

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