Taormina, nuove strategie per il Casinò

TAORMINA – “Il gioco pubblico, quello gestito in Italia dallo Stato,  si può configurare come una tassa sulla povertà, una pratica che genera dipendenza in condizioni di depressione sociale”. E’ questo sostiene l’Anit, Associazione nazionale incremento turistico, che a Roma nel corso di una conferenza stampa, ha presentato lo studio “Il gioco pubblico in Italia. Secondo l’Associazione -che raggruppa i 19 comuni italiani che da quasi 40 anni si battono per far approvare una normativa-quadro sul gioco, il Parlamento ha accettato deroghe ed eccezioni ma non ha consentito l’apertura di nuovi casinò che in tutto il mondo occidentale sono riconosciuti come “location istituzionali” per l’esercizio sicuro e controllabile di un’attività di forte impatto sociale”.
Gli italiani sono i primi, a livello mondale –rileva lo studio- per il gioco pubblico, quello gestito dallo Stato. Giocano oltre 30 milioni di italiani. Nel 2007, hanno destinato a macchinette e lotto, gratta e vinci circa 620 euro a testa, 433 se si considerano i 29 miliardi di euro rientrati sotto forma di vincita.  “Un sistema –secondo l’ANIT- che è da considerare un’anomalia che vede da un lato un’offerta di Stato iniqua, con effetti devastanti sulle fasce più deboli della popolazione; dall’altro, la riluttanza all’apertura di moderne case da gioco.
Attualmente sono solo 4 i comuni autorizzati a gestire case da gioco. Nelle loro casse confluiscono, annualmente, importanti risorse finanziarie. Un esempio per tutti: il Comune di Venezia, dai proventi del casinò della laguna, nel 2007, ha incassato 109 milioni di euro, risorse che sono servite, tra l’altro, ad abbattere, caso unico in Italia, l’Irpef per i cittadini residenti.
Fanno parte dell’Anit Acqui Terme, Alghero, Anzio, Bagni di Lucca, Capri, Fasano, Gardone Riviera, Godiasco-Salice Terme, Grado, Lignano Sabbiadoro, Merano, Montecatini Terme, Salsomaggiore, S. Benedetto del Tronto, S. Pellegrino terme, Sorrento, Spoleto, Stresa e Taormina. E’ stato l’assessore al Bilancio, Fabio D’Urso a rappresentare Taormina alla manifestazione di Roma. “Lo studio ANIT –dice D’Urso- ci fornisce gli spunti necessari per una nuova strategia da varare al più presto. Li analizzeremo nel corso dell’assemblea dei soci. In ogni caso, l’ANIT chiede una legge che preveda l’apertura di nuovi casinò per attuare una politica di riequilibrio territoriale ed elimini le sperequazioni esistenti tra le varie aree del Paese, specialmente sotto il profilo della potenzialità turistica. Nuove case da gioco, secondo l’associazione, potrebbero frenare il fenomeno della migrazione di capitali nei casinò esteri, la riduzione del gioco clandestino controllato dalla criminalità organizzata, provocherebbero la formazione di nuova occupazione garantendo agli enti locali le  risorse necessarie per finanziarie opere e iniziative di carattere sociale.
Attualmente, sono solo 4 i comuni autorizzati a gestire case da gioco. Nelle loro casse confluiscono, annualmente, importanti risorse finanziarie. Un esempio per tutti: il Comune di Venezia, dai proventi del casinò della laguna, nel 2007, ha incassato 109 milioni di euro, risorse che sono servite, tra l’altro, ad abbattere, caso unico in Italia, l’Irpef per i cittadini residenti. Taormina, come ha detto il sindaco, Mauro Passalacqua, vuole continuare ad essere in prima fila in questa battaglia che dura ormai dal 1965, da quando la Magistratura chiuse la casa da gioco di Villa Mon Repos”.
Nel corso della conferenza stampa romana, l’ANIT ha denunciato, tra l’altro, che: slot, lotterie istantanee, bingo, sale scommesse, gioco telematico, insomma l’industria ludica di Stato, fornisce risorse pari alla metà di una normale legge finanziaria. Contemporaneamente, sviluppa interessi solo in parte imprenditoriali che, specialmente nel sud del Paese, si sovrappongono, quando non si confondono, con quelli della criminalità organizzata”.
L’ANIT, sulla scorta dei risultati dello studio pubblicato denuncia  che: “Nella situazione attuale, il gioco di Stato si sta rivelando una vera piaga sociale, un modello  che propone prodotti di massa, di facile fruizione, per di più artatamente indicati come innocente forma d’intrattenimento ed anche come soluzione per i disagi quotidiani”. Una situazione che, secondo  l’Anit, ha visto: “Un Parlamento cinico e distratto che, prima nega per anni la normalità di una legislazione che autorizzasse l’apertura di nuove case da gioco nel quadro di una politica turistica in grado di competere con Paesi tradizionalmente concorrenti; poi, improvvisamente, deregolamenta, liberalizza, al punto di portare l’azzardo a disposizione del minorenne, della casalinga, del pensionato, con effetti devastanti sulle fasce deboli della popolazione anche dal punto di vista clinico e socio-psicologico”.
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