Taormina, in 5 mesi perse 27.443 presenze

TAORMINA – In cinque mesi, da gennaio a maggio, Taormina – secondo quanto rilevato dall’Azienda Soggiorno e Turismo – ha perso 27.443 presenze, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tenendo conto che un giorno di vacanza a Taormina, mediamente, costa circa 180 euro, vuol dire che la città ha perso qualcosa come 5 milioni di euro. Ma il calo, in euro, potrebbe anche essere più grave. La statistica si riferisce, comunque, solo alle presenze negli alberghi. Non esistono dati certi, invece, su quanto produce il turismo mordi e fuggi, quello caratterizzato dall’arrivo, in un anno, di quasi 3 milioni di visitatori. Turisti che restano in città dalle due alle 12 ore e che non fanno riferimento ai complessi residenziali. Comprano nei negozi, frequentano bar e ristoranti. A voler essere prudenti, si può dire che ogni turista di questo tipo spende, mediamente, 12 euro. Questo vuol dire che il mordi e fuggi ha un fatturato annuo di circa 36 milioni.
Il trand dell’industria turistica taorminese, sino al mese di maggio, si può sintetizzare in queste cifre. Si tratta di un fatturato non indifferente che interessa qualcosa come 1500 lavoratori.
Ma per Taormina è tempo di crisi. Non era abituata a segnare il passo, a vedere il segno meno nei bollettini statistici dell’Azienda Soggiorno e Turismo. Per questo, a Palazzo dei Giurati, tra gli addetti ai lavori e le organizzazioni di categoria, ormai da mesi, si discute su come affrontare questo tipo d’emergenza.
Quando sta per insediarsi la nuova amministrazione comunale, pare essere arrivato il tempo di accertarsi su quanto sta accadendo nel resto d’Italia. Dalle notizie che appaiono sui giornali Taormina non è un’isola a parte. Quanto si registra negli alberghi cittadini appare i piena sintonia con quanto avviene nella quasi totalità delle località turistiche italiane. Gli osservatori turistici nazionali, da tempo, ripetono che è in corso una sorta di rivoluzione. La gente, e non solo dalle nostre parti, ha meno soldi da spendere e, quindi, si accontenta di vacanze più brevi. E’ anche per questo che, come è accaduto a maggio a Taormina, aumentano gli arrivi e diminuiscono le presenze. Un fenomeno del quale, alcuni osservatori locali, sembra non abbiano mai sentito parlare. Si meravigliano come se Taormina fosse al di fuori da tutto e da tutti e non facesse, invece, parte del gran tour del turismo italiano.
L’attuale crisi, però, è figlia di una cultura ormai tramontata, di un momento storico nel quale il turismo viveva una sorta di boom. Ora le cose sono cambiate e la tradizionale clientela stenta, si arrangia. Per questo, forse, è tempo di guardare con più attenzione ai mercati turistici alternativi, a quelli di nicchia. Ma soprattutto è indispensabile migliorare i servizi comunali e pensare alla realizzazione, anche in un’ottica comprensoriale, d’infrastrutture capaci di allettare nuove correnti turistiche.

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