LA ”FUGA” DALL’UNIONE, VECCHIA LOGICA POLITICA

E’ quanto mai triste la notizia di questi giorni relativa all’abbandono dell’Unione dei comuni ionici da parte di Fiumedenisi, Nizza di Sicilia, Alì ed Alì Terme, che vogliono costituire tra di loro il consorzio della Valle del Nisi. E’ legittimo che le amministrazioni dei predetti comuni abbiano deliberato, nella loro autonomia, l’uscita dall’Unione ma questa iniziativa provoca un senso di amarezza e di frustrazione perché fa rivivere vecchie logiche partitiche e ricalca politiche logore senza speranza. Infatti, confidando nella solita politica campanilistica, si predilige la via ormai perdente della separazione, della divisione, del proprio orticello piuttosto che rafforzare l’unione dei comuni e collaborare in vista di progetti mirati a valorizzare un ambito territoriale con le stesse caratteristiche e le stesse potenzialità di sviluppo. Questa zona della costa jonica, con i relativi paesi collinari, avrebbe bisogno di risorse distribuite in modo razionale per costruire un unico polo di attrazione, fornito di servizi e strutture comuni, tutelando le specificità di ciascuno ma garantendo il potenziamento di tutto il territorio. Purtroppo i nuovi referenti politici non riescono a rappresentare il bene della comunità, nonostante i proclami delle campagne elettorali, gli impegni assunti durante i comizi e i distinguo rispetto ai vecchi manovratori di interessi clientelari. Si rivede sempre la stessa storia e si fa la battaglia per sostituire gli altri senza dare svolte significative anzi ripercorrendo errori di sempre che hanno procurato danni incolmabili per la nostra Sicilia. Si ripresentano i soliti giochi politici che mascherano ambizioni, gelosie, vendette a discapito di una seria programmazione, di una progettualità fattiva e della collaborazione necessaria per rispondere ai reali bisogni della gente. Un antico adagio popolare avverte che si può cambiare pelo, la faccia e pure i discorsi, forbiti e dai toni accesi, ma quando si ha il vizio del politico professionista non c’è niente da fare si resta lupo. Sembra che la storia non insegni niente e i poveri elettori siciliani ogni volta ci cascano e si lasciano illudere da promesse false e fuorvianti. L’Unione dei comuni ionici non dovrebbe essere l’ovvio carrozzone da trainare a stento ma dovrebbe rappresentare una scommessa reale per una politica costruttiva, capace di confronto ed in grado di realizzare progetti validi a vantaggio del bene comune della riviera jonica e del suo retroterra collinare. Basta guardare al centro – nord dell’Italia dove ormai si parla di unione delle province per capire che il progresso passa attraverso l’aggregazione, l’espansione delle aree e degli spazi destinati ad assorbire le risorse più rilevanti  mentre le piccole realtà vengono penalizzate. Prima che sia troppo tardi ancora una volta, sarebbe auspicabile che gli addetti ai lavori ci ripensino, facciano discernimento serio e con responsabilità prendano i provvedimenti utili alla terra ed alle persone che ci abitano.

 

                                                                                                

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