Taormina, i soliti volti in Consiglio comunale

TAORMINA – Non suonerà, domani 3 luglio, la campana della torre cittadina quando, alle 18,00, s’insedierà il nuovo Consiglio comunale. Non è previsto dal protocollo comunale che impone, invece, lo scampanio in piazza IX Aprile solo al momento dell’insediamento del nuovo primo cittadino. Tutto si è consumato al momento in cui il nuovo sindaco, Mauro Passalacqua, ha ricevuto ufficialmente e protocollarmene l’investitura. Domani, invece, la solenne cerimonia dell’insediamento del Consiglio non sarà salutata dal suono della campana della città.
C’è attesa, comunque, per la cerimonia che, di fatto, concluderà la lunga e travagliata “operazione” elettorale.  Per quelli che sono i dati elettorali, così come venuti fuori dalle urne, a Palazzo dei Giurati non si vedranno volti nuovi. Gli elettori hanno votato per i soliti nomi. Venti su venti consiglieri hanno già maturato una più o meno lunga esperienza consiliare. Qualche matricola potrebbe venir fuori a seguito del gioco delle assegnazioni delle deleghe assessoriali. Pare possibile, però, che, a seguito delle surroghe, in Consiglio arrivino vecchie conoscenze. Come dire che, alla fine, non cambierà niente. La politica taorminese non riesce ad esprimere nulla di nuovo tranne che nelle alleanze elettorali. Mescolati e con addosso magliette diverse rispetto al vecchio consiglio, tornano i soliti uomini. Vuol dire che, nella sala consiliare, si vedranno le solete facce e si sentiranno, si spera aggiornati, i soliti discorsi. In ogni modo, gli elettori si attendono il varo di strategie che servano ad affondare i vecchi problemi di Taormina e la proposta di nuovi ed originali progetti. I cittadini, ai loro rappresentanti ai quali hanno accordato la loro fiducia, chiedono fatti concreti e nulla più. Chiedono, però, uno scatto d’orgoglio, un colpo di reni a testimoniare che questa è una città che ha un passato di tutto rispetto, che rappresenta qualcosa in campo regionale e nazionale, che ha una dignità da rispettare e far rispettare. Non è piangendosi addosso, declinando le cifre di un turismo che batte il passo, criticando che si fa il bene di Taormina. Questa è una città che ha necessità di recuperare le battute a vuoto accumulatesi nel tempo e che pesano come macigni. 
Le cose da fare sono tutte scritte nel programma dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. Proposte serie e condivisibili si trovano, anche, nel programma della minoranza. Adesso si tratta di impostare un piano politico ed amministrativo a brevissimo, breve, medio e lungo termine. Fatto sta che la città si aspetta soluzioni e non discorsi, proposte e non contrapposizioni sterili, dibatti, confronti costruttivi. Il tutto nel rispetto dei ruoli e dell’estrazione politica, delle esperienze e della cultura di ognuno dei consiglieri. Non si aspetta contrapposizioni di cartello, il muro contro muro, il dialogo tra sordi.
Al nuovo Consiglio comunale, così come alla Giunta municipale, Taormina chiede un’analisi seria della situazione in cui versa la città, iniziative tempestive. Il periodo delle contese elettorali, degli slogan e (anche questo è accaduto) degli insulti camuffati da affondi politici, è da considerare finito.

 

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