Taormina, no alla ‘festa ranni’ di S. Pancrazio

TAORMINA- Il 9 luglio, data di grande interesse per Taormina ed i taorminesi, non porterà, così com’era stato annunciato, a nessuna particolare iniziativa. E’ questo il risultato delle frenetiche riunioni che hanno visto protagonisti il parroco, padre Cesare Cafeo, il sindaco, Mauro Passalacqua, ed i responsabili dei festeggiamenti per San Pancrazio patrono della città. “Il vescovo, SE Calogero La Piana, non ha autorizzato – dice il primo cittadino – la festa grande, quella che, periodicamente, veniva organizzata per ricordare il patrono. Avevamo fatto la richiesta alcuni giorni fa, subito dopo il mio insediamento. La risposta è stata negativa: troppo poco tempo per l’organizzazione. Vedremo il prossimo anno”.
Il programma delle manifestazioni del 9 luglio, festa del patrono e ricorrenza del bombardamento della città, nel 1943, da parte degli aerei delle forze anglo-americane, è stato, quindi, redatto sulla falsa riga di quello degli ultimi 15 anni. Prevista, nella mattinata, la cerimonia per ricordare i morti civili, quasi 120, a causa del devastante bombardamento che interessò alcuni quartieri della zona sud della città, quella chiamata di Porta Catania; la posa di una corona d’alloro al monumento ai caduti al Giardino Pubblico. Nel pomeriggio, nella chiesa di San Pancrazio, in programma la solenne cerimonia religiosa per onorare il patrono. La messa sarà celebrata nel cortile esterno del tempio che custodisce le reliquie del santo.  Seguirà la tradizionale processione che interesserà l’intero centro storico.
Si tratta del tradizionale programma dato che il vescovo, così come riferisce il sindaco, non ha autorizzato l’organizzazione del programma straordinario che si dovrebbe svolgere ogni 8 anni ma che, di fatto, non ha mai avuto una cadenza fissa.
Nemmeno Passalacqua è, quindi riuscito a riportare la grande festa del 9 luglio. L’ultima edizione risale agli anni ’90, quando a Palazzo dei Giurati governava Mario Bolognari. Alcuni tentativi di riprendere quella tradizione furono fatti da Aurelio Turiano e Carmelantonio D’Agostino. Anche loro non riuscirono a trovare accordo con le autorità ecclesiastiche per la grande festa.
Come i taorminesi più anziani ricordano, la festa grande, prevede il coinvolgimento di due comitati di fedeli: quello di San Pancrazio e quello di San Pietro. La cerimonia religiosa, nella sostanza, punta a ricordare che il primo (predicatore nero di origine africana) fu inviato in Sicilia e particolarmente a Taormina proprio da San Pietro. Per questo, il 9 luglio, veniva organizzato una sorta di “incontro” tra i simulacri dei due santi. Le vare, provenienti da due punti diversi e lontani, della città, venivano portate sino in piazza IX Aprile, e fatte “affacciare” dal belvedere per ricordare che dal mare, inviato da San Pietro, è arrivato a Taormina San Pancrazio.
Il santo odierno nacque ad Antiochia, in Cilicia, regione in cui risuonava forte dalla Palestina l’eco dei fatti prodigiosi narrati circa la vita di Gesù Cristo. Si narra che San Pancrazio era appena adolescente, quando suo padre, attratto dalla fama dei miracoli e infiammato dal desiderio di vedere Gesù, decise di recarsi a Gerusalemme, portando con sé il figlio. Pancrazio ebbe così la straordinaria occasione di vederlo con i suoi occhi. Fatto ritorno ad Antiochia, ebbe poi modo, dopo l’ascensione di Gesù al cielo, di udire la predicazione di San Pietro. E proprio dall’apostolo venne battezzato, avviato al sacerdozio ed infine consacrato vescovo.
Nell’anno 40 d.C., nel tempo in cui era imperatore Caligola, San Pancrazio fu inviato da San Pietro in Sicilia quale primo vescovo di Taormina. Nella città siciliana il riuscì a convertire parecchi pagani, tra i quali lo stesso prefetto. Per questo si fece numerosi  nemici che si mobilitarono per ucciderlo. Promotore dell’assassinio fu un pagano di nome Artagato, definito infatti “adoratore degli dei”. Egli, con un gruppo d’amici, organizzò l’agguato: invitò San Pancrazio a casa sua per un banchetto e tentò di costringerlo a baciare un idolo di legno, oggetto che il vescovo con un segno di croce ridusse in frantumi. Ciò gli costò dunque la vita. Venne immediatamente aggredito con bastoni, pugni, morsi, pietre e spade. Il suo cadavere fu infine occultato in un profondo pozzo; il corpo scoperto dopo qualche tempo dai suoi discepoli ricevette finalmente degna sepoltura.

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