Taormina. Teatro antico, dov’erano i politici?

TAORMINA- Ora che è scoppiato il “Caso Teatro Antico” non resta che chiedersi: ma dove era la classe politica siciliana negli anni passati ma anche sino a pochi giorni fa? Che ruolo ha, per quanto riguarda lo stato attuale del monumento-simbolo della Sicilia, la Soprintendenza ai Beni culturali di Messina? A che gioco giocano i funzionari ed i dirigenti dell’assessorato regionale ai Beni culturali che, sembra, continuano a non rispettare norme ed indicazioni? La gestione del Teatro, uno dei monumenti più famosi d’Italia, tocca a loro, ai politici, al Soprintendente, ai funzionari e dirigenti. Al comune è stato, sinora, assegnato il ruolo di ospite, quasi sempre inascoltato. Sono almeno 15 anni che Palazzo dei Giurati rivendica altre competenze, specifici impegni. Di contro ha solo avuto, ma con il contagocce e con ritardi scandalosi, il 30 per cento dei biglietti d’ingresso al monumento. A partire da giorno 17 giugno, all’indomani dell’elezione del nuovo sindaco e del nuovo Consiglio comunale, le cose cambieranno? Avrà, il nuovo governo della città (chiunque sarà il sindaco tra Passalacqua e Briguglio) la forza e l’autorevolezza per determinare l’auspicato cambio di rotta? I taorminesi, a questo proposito (ma anche su tutti gli altri grandi problemi che assillano Taormina, gli operatori ed i suoi cittadini, si attendono parole chiare, idee precise, indicazioni concrete già venerdì 6 giugno, alle 10,00, in occasione del faccia a faccia promosso dall’associazione Penelope. Sino ad oggi, a poche ore dall’inizio del festival del cinema e dalla consegna dei Nastri d’argento del cinema italiano, la città di Taormina si è potuta interessare, solamente, dei programmi di TaorminArte e per questo paga alla Regione i canoni previsti. Per il resto sta a guardare, registra le concessioni per spettacoli di “routine” organizzati da impresari privati ma. Di contro, deve assicurare, con i soldi dei contribuenti, i servizi di pulizia, vigilanza, acqua potabile, gabinetti pubblici. Ora, però, è scoppiato il “Caso”: la Commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli ha autorizzato 850 posti a sedere contro i 4800 degli anni passati. Di fatto, ha chiuso il Teatro Antico agli spettacoli, quelli di TaorminArte e quelli dei privati. Questo è scandalo. Uno scandalo che investe direttamente la Regione Siciliana, gli attuali amministratori e quelli che hanno governato nel passato. E’ certamente vero che la Regione e la Soprintendenza di Messina, suo ufficio provinciale, hanno determinato il “Caso”, lo hanno, si può dire, programmato sin nei minimi particolari. Hanno lasciato che il Teatro cadesse nel degrado ma, contemporaneamente, hanno autorizzato spettacoli capaci di mettere a dura prova le “vecchie pietre” e le moderne (?) strutture realizzate per far sedere gli spettatori. Una vergogna che rischia di non restare solo un “caso siciliano”. Tra poco, solo qualche giorno, e la notizia del Teatro Antico semi chiuso sarà presente anche nei giornali nazionali, sugli schermi delle TV nazionali. Eppure… il governo di Totò Cuffaro aveva lanciato proclami, dettato regole: Il Teatro di Taormina –dicevano solo pochi mesi fa- deve essere salvaguardato, curato, attrezzato, deve assicurare fruizione sino a notte alta, non deve ospitare spettacoli che non hanno nulla a che vedere con la cultura e poco con il turismo a misura d’uomo. Parole, promesse, indicazioni e basta. Di fatto non è accaduto nulla: il Teatro è diventato semi inagibile, gli impresari privati hanno continuato ad ottenere dagli uffici regionali autorizzazioni a go go, da giugno a settembre. Ma la stessa Regione, di contro, non ha speso un euro per sistemare l’interno del Teatro. Ha solo continuato ad incassare i ticket d’ingresso per poi distribuire i fondi così raccolti nei vari capitoli del bilancio regionale. Ed ora? Di ricerca di responsabilità, ovviamente, nemmeno a parlarne. Taormina deve solo accontentarsi ( a fonte di rilevanti ed oggettivi danni) di nuove parole, di nuove promesse. Sono quelle di due nuovi assessori della Regione: Antonello Antinoro, BBCC, Titti Bufardeci, Turismo. Dice il primo, direttamente interessato al “Caso”: “Vado in assessorato e mi occuperò subito del problema, capisco perfettamente l’urgenza”. Dice il secondo: “Ho seguito questa vicenda del Teatro Antico per gran parte inagibile. Si risolverà presto, ma il teatro deve essere sede soltanto di grandi avvenimenti adeguati all’importanza e alla storia del monumento. Abbiamo dei luoghi unici al mondo che debbono essere tali anche per la qualità degli spettacoli che ospitano”. Antinoro e Bufarderci parlano ripetendo i concetti dei loro predecessori. Questo non è un segnale positivo perché potrebbe stare a significare che, come hanno fatto i loro predecessori, le parole e le promesse resteranno tali, promesse e parole.

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