SEMI MALEDETTI DELL’IDEA VIOLENTA

La prima reazione ai tragici fat­ti di Verona è un rabbioso sgo­mento di fronte a una violenza as­surda, stupida, maligna, mortale. Animalesca, se ciò non offendes­se le bestie selvatiche, incapaci della crudeltà ‘umana’. Anima­­lesca, forse ci forziamo a pensa­re, per toglierci l’angoscia di cer­care qualche nesso intellettivo fra il rifiuto di una sigaretta e il cal­cio alla testa che sfonda il cranio della vittima. O forse c’è nei fatti il mistero che il male voluto è in­nesco del male inimmaginato È questa ‘capacità criminale’ del branco notturno, spicchio di una provinciale ‘arancia meccanica’, il pensiero pauroso che vorrem­mo d’istinto levarci dal cuore; fin­gendoli automi senza cervello, marionette dalla testa piena di se­gatura, deficienti semoventi. E in­vece un poco per volta imparia­mo che c’è nel cervello esatta­mente quello che c’è nel cuore, e cervello e cuore sono tutt’uno, e guidano o sviano la vita, al bivio tra l’acqua e il fuoco, fra la capa­cità di voler bene e la desolata vio­lenza e distruttività. Impariamo che esiste una ‘affettività intel­lettiva’ che istupidisce e ottene­bra, quando esalta la violenza, il culto della forza, il disprezzo del diverso, la sopraffazione del de­bole. Si comincia, si dà fuoco; poi è l’abisso che esplode.
  Dei cinque ragazzi del branco, tutti già identificati, tre sono in carcere. Giovanissimi, fra i 19 e i 20 anni. Il primo è descritto dagli inquirenti come un estremista di destra, già cacciato dagli stadi co­me ultrà, già indagato per asso­ciazione a delinquere finalizzata a discriminazione razziale. Gli al­tri due catturati sono detti ‘ra­gazzi qualsiasi, un po’ aggressi­vi’. Gli ultimi due che mancano, fuggiti all’estero, assomigliano al primo, con lo stesso profilo di ul­trà di destra. Questa tavolozza che porta gli inquirenti a esclu­dere una connotazione ‘politica’ dell’aggressione, non ci esonera affatto dall’inquietudine. Se la violenza criminale episodica, qui innescata da futili motivi, si con­tamina nel vissuto adolescenzia­le con i simboli, i simulacri, le memorie violente e mortali co­nosciute nella storia e nella poli­tica, quasi tratte fuor di vergogna, ciò rappresenta la peggior peda­gogia della forza seducente del male e della sua crudeltà.
  Ora possiamo chiederci se que­ste vicende di branco scoppiano come notturni funghi, o se inve­ce la vita di questi adolescenti pa­ga uno scacco covato da lunghe carenze educative. Ma no, ed è shock di nuovo: sono figli di fa­miglia, situazioni benestanti; u­no studia al liceo classico, un al­tro lavora come metalmeccanico, il terzo fa il promotore finanzia­rio. E le famiglie sono affrante, in­credule, i padri ammutoliscono, le madri piangono. È questo di­lagare del dolore dalla cima d’un singolo maledetto crimine stupi­do e folle che ci dà la proporzio­ne della forza riproduttiva del male. Toglierci da questa maledi­zione è ora il disegno di un pos­sibile salvamento, se si intercetta la gramigna ai primi semi. I semi maledetti dell’idea violenta, del simbolo violento, del concetto che l’alterità è antagonista, che la diversità è ostile, che la fragilità scatena l’aggressione, e infine che fra gli uomini lupi domina chi è più lupo.
  Quante complicità e connivenze da togliere. Dalle memorie, dalle politiche, dalle ideologie. Dal cuore.
 

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