Lottizzazione a S.Teresa, interviene Trimarchi

S. TERESA – Il vice presidente del Consiglio comunale di S. Teresa, David Trimarchi, ha accolto l’appello lanciato dal prof. Santo Trimarchi, che ha invitato gli amministratori a riflettere sul tema dello sviluppo urbanistico del paese, soprattutto in vista di una nuova lottizzazione che dovrebbe vedere la luce nel quartiere Sparagonà. L’invito non è rimasto lettera morta e il primo a rispondere è stato il vice presidente del Consiglio. “Ho letto con molto piacere – esordisce Trimarchi – la lettera che lei ha inviato ai consiglieri. Colgo nella su iniziativa un segnale importante per l’intera comunità santateresina, infatti negli ultimi anni il dibattito pubblico, al di fuori dei periodi elettorali, è stato praticamente inesistente e ciò ha prodotto una sorta di letargo delle coscienze quindi un deterioramento del tessuto sociale, sono certo che lei converrà con me che l’unica strada che possa consentire la crescita democratica di una comunità è quella di una ampia e diffusa discussione pubblica su argomenti di fondamentale importanza per la collettività”. Così come aveva fatto il docente, neanche Trimarchi entra nel merito tecnico della lottizzazione: “Risulta chiaro che nessuno di noi può incidere sugli aspetti tecnici della questione, in quanto questi ultimi sono stati valutati positivamente dai professionisti della Cec. Non intendo soffermarmi neanche sugli annosi problemi da lei giustamente segnalati che il quartiere Sparagonà vive ormai da diversi anni in quanto a tal proposito l’amministrazione sta già elaborando delle soluzioni”. David Trimarchi si sofferma poi sul ruolo dell’amministratore: “Nella sua missiva leggo il riferimento a dei “valori alti”, non c’è dubbio che questi ultimi debbano essere tutelati da parte di “amministratori accorti e moralmente saldi”, ritengo però che chi ha la responsabilità della res publica nell’ esercizio del proprio mandato non possa fare riferimento all’etica dei valori ma debba fare riferimento all’etica dei principi”. La lunga lettera di Trimarchi – che qui sintetizziamo per questioni di spazio – così si conclude: “Sforzandoci di essere amministratori accorti cercheremo di conciliare nelle nostre decisioni “legalità” e “moralità” nell’accezione kantiana: se la nostra azione sarà conforme alla legge soltanto per ragioni esterne alla coscienza conterrà legalità ma non moralità, e su di essa ricadrà la condanna morale, che trattandosi di azioni pubbliche, è più riprovevole di quella penale”.

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