S. Teresa. “Il Val d’Agrò è vivo o morto?”

S. TERESA. Rinascita del teatro “Val d’Agrò”: un fuoco di paglia o qualcosa di realmente concreto? Una domanda che si stanno ponendo in tanti non solo a S. Teresa ma nell’intero comprensorio jonico. Come si ricorderà, qualche mese fa l’argomento era salito agli onori della cronaca per via dell’ipotesi di intervento da parte dell’Unione dei Comuni delle Valli Joniche dei Peloritani. Affittare l’immobile grazie all’istituzione di un fondo per la cultura: questa l’àncora di salvataggio gettata dall’Unione per non far affondare l’agonizzante teatro santateresino, ufficialmente chiuso da anni e solo sporadicamente riaperto al pubblico. Gli stessi proprietari dell’immobile si erano detti disponibili ad accollarsi le spese per la manutenzione straordinaria. Si parlò di “decisione in tempi brevi”, poi il silenzio. E ora è l’attore Carlo Barbera a rilanciare l’argomento con una lettera aperta. “Scrivo perchè è necessario che qualcuno lo faccia – spiega Barbera – dal momento che ancora una volta si doveva salvare il “Val D’Agrò”, ma non mi pare che se ne parli più. Un paio di settimane fa ho partecipato ad uno spettacolo in quel teatro e non mi pare che sia morto, anzi mi è sembrato abbastanza ben tenuto e pulito dal gruppo dei “Sikilia”, che sta operando nella struttura e la tiene aperta. Ma allora mi chiedo: questo teatro è vivo o è morto? Mi chiedo ancora – continua Barbera – i proprietari perchè non si decidono ad operare una scelta coraggiosa e fanno in modo che il locale sia fruibile con un prezzo d’affitto accettabile? Mi sa che c’è qualcosa che non quadra in tutta questa vicenda, perchè se è vero che io conosco un po’ l’ambiente, qualcuno sta cercando di trovare strane formule di gestione…”. Uno sfogo amaro quello di Carlo Barbera, suggerito soprattutto dal suo grande amore per l’arte teatrale. “Questa vicenda cari amici – conclude l’attore nizzardo –  non è chiara. Quando io proposi che lo acquistasse l’Unione, era per fare in modo che il “Val D’Agrò” diventasse un bene di tutti e che tutti fossimo in grado di poterlo utilizzare. Ma come al solito dimenticavo che nella nostra riviera il teatro è soprattutto amatoriale e ognuno cerca di proteggere e innaffiare il proprio orticello. Io credo che il Val D’Agrò, così com’è, serva davvero a poco”.

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