UN ARBITRO ”ELETTRONICO” PER EVITARE SVARIONI

Di vecchio c’è che sbagliano. Di nuovo invece, un termine che entra a pieno diritto nel vocabolario calcistico: l’insudditanza psicologica. Dopo anni di retorica spicciola sugli arbitri, sui favori concessi alla Juventus, sulle polemiche mai sopite sul “potere” che condiziona tutto e tutti, siamo arrivati al ribaltone. Prima sospettato, ora acclamato, grazie a una manciata di partite che hanno lasciato un segno indelebile. Potenza di Calciopoli e delle sue derivazioni impazzite. Per dimostrare che è iniziata una nuova era, non solo non si aiuta più la padrona del pallone (nel frattempo diventata ex), ma la si colpisce. La Juve sfavorita, vessata, presa di mira.
  Incredibile. Possibile? Questo direbbero le moviole, questo sostiene la nuova dirigenza. Che si lamenta e fa scoppiare il bubbone. Prima di farci contagiare però, proviamo a ragionare. Con una premessa: gli arbitri in malafede non esistono, e quelli corrotti che esistevano dovrebbero essere già stati cancellati dai processi. O almeno messi in condizione di non nuocere più.
  Pensare che qualche appestato sia ancora in circolazione fa parte di un immaginario collettivo accettabile solo al bar, dopo la terza bottiglia di rosso. Esistono gli arbitri condizionabili, questo è evidente, sensibili alle pressioni esterne come lo è quasi chiunque. Talvolta servili, come lo sono solo gli inetti. Si moltiplicano invece gli arbitri incapaci: parecchi all’estero, e ora in percentuale inaccettabile anche nel campionato italiano. E resistono infine, indomiti e senza paura, gli arbitri ammalati di protagonismo, da sempre sintomo di insicurezza, che hanno in Pierluigi Collina il loro lider maximo. Per 500mila euro a stagione lo hanno eletto a designatore unico, non capendo che per anni era stato il miglior arbitro del mondo non perchè non sbagliava mai, ma perchè non sbagliava a favore dei potenti. Che bravo. Diventato personaggio da copertina con lo stipendio di un centravanti, ha preso in mano la patata bollente di un gruppo di giovani impauriti e mal preparati eredi di una casta azzerata dalla storia pretendendo che bastasse l’infuso della sua personalità a guidarli dall’alto. Errore. E orrore. Adesso il problema arbitrale è diventato squassante: tutti accusano senza suggerire soluzioni. Che non esistono.
  Sbagliare di meno però, ecco questo si potrebbe fare. Intuendo che il pallone non può continuare a vivere con le regole di 150 anni fa. L’arbitro incapace e senza personalità non diventa infallibile con uno strumento tecnologico in mano. Ma può influire negativamente di meno sull’esito di uno sport che viaggia a duecento all’ora, mentre lui – il signore in nero con un fischietto in bocca – corricchia come può sulle sue gambette (due, sempre e solo due). Nessuna moviola potrà mai convincerci che chi vince lo scudetto non lo abbia anche meritato.
  Errori e regali alla fine si compensano quasi sempre: sono una variabile del nostro calcio, come il parmigiano sulla pasta. Ma il progresso, l’elettronica, i sensori, la tv esistono: escluderli come mezzo di aiuto per dirimere i dubbi in campo è un lusso che non ci si può permettere. Il pallone sarebbe meno umano, ma almeno al lunedì si potrebbe parlare d’altro. Splendida conquista dell’umanità intera.
 

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