Arrivano i Piani di gestione della pesca

PALERMO – Dopo diversi anni di attesa, ecco i Piani di gestione della pesca, imposti dalla normativa europea del Fep. L’assessore regionale alla Pesca, Antonino Beninati, ha presentato nel corso di un incontro svoltosi nei locali dell’assessorato, alle associazioni rappresentative dei pescatori (Unci, Federcopesca, Unicop), degli armatori (Federpesca) e dei sindacati, lo studio preliminare redatto dall’Istituto per l’ambiente marino costiero di Mazara del Vallo in collaborazione con Franco Andaloro (Icram), Massimo Spagnolo (Irepa), Antonio Mazzola (Università di Palermo) ed Antonio Manganaro (Università di Messina).
Cinquantaquattro pagine che fotografano la situazione della pesca in Sicilia, evidenziano le criticità esistenti, analizzano lo stato di salute del mare della nostra regione. Un documento che costituisce un “preliminare” necessario alla concertazione tra Assessorato, operatori della pesca e ricerca scientifica, alla stesura, all’approvazione e all’adozione dei Piani.
E’ stato l’assessore Beninati ad illustrare in apertura dei lavori a grandi linee i contenuti dello studio che – ha spiegato – vuole rappresentare solo il punto di partenza per discutere sulle scelte che dovranno essere fatte in vista della redazione definitiva dei piani di gestione. “Ormai siamo ad un bivio – ha detto Beninati – occorre regolamentare il settore, programmando le attività di pesca per il futuro”.
Le associazioni di categoria dovranno adesso far pervenire le loro osservazioni entro il 4 febbraio, per avviare alla seconda fase che dovrà portare, dopo un confronto con la parte scientifica autrice della proposta di Piano, alla stesura del documento definitivo. Dal primo incontro svoltosi in assessorato, sono comunque emerse molte perplessità da parte dei rappresentanti dei pescatori.
Mancuso (Federcopesca) ad esempio ha sottolineato che il Piano mette in evidenza una criticità da correggere non attraverso la gestione ma la ricostituzione, tracciando un quadro negativo per il futuro della pesca. Pasquale Amico (Unci) ha sottolineato che si tratta di un “piano di natura biologica che non tiene conto delle conseguenze economiche. La pesca in Sicilia nel 2006 è andata bene come emerge da alcune statistiche specie per quel che concerne il pesce azzurro”. Per Pietro Gianquinto (Unicop) il Piano “non porta al ripopolamento ma al disarmo e anziché incentivare la ripresa rischia di far scomparire i pescatori e le loro tradizionali familiari”. Positivo invece il giudizio dei rappresentanti degli armatori, mentre i sindacati, nell’intervento di Magaddino (Uil pesca), “lo studio dà la possibilità di iniziare a parlare di qualcosa di concreto”.
L’assessore Beninati in chiusura ha invitato le parti alla collaborazione, in quanto “la pesca siciliana nel suo insieme richiede l’adozione di un programma di adeguamento di misure che possano garantire da un lato il rientro delle modalità di pesca entro condizioni di sostenibilità biologica, dall’altro il ripristino di adeguate condizioni economiche per le imprese e di reddito per gli addetti”.

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